E ancora: le persone intercettate ma che non risultano indagate dovranno essere avvisate di essere sotto controllo. Sono queste alcune delle principali novità contenute nella bozza del testo sulle intercettazioni che oggi approda in consiglio dei ministri. Si tratta di un'ulteriore versione rispetto alle due precedenti: 14 articoli in tutto rispetto ai 6-8 delle prime stesure. Queste alcune delle novità. OBBLIGO DI ASTENSIONE DEL PM CHE «ESTERNA» - Il magistrato che «rilascia dichiarazioni sul procedimento che gli è stato affidato» avrà l'obbligo di astenersi dalle udienze. Nel caso in cui, invece, il pm si macchi della colpa di rivelare il contenuto di atti coperti dal segreto di ufficio, quali le intercettazioni, allora potrà essere sostituito. OBBLIGO DI AVVISARE I NON INDAGATI INTERCETTATI - A meno che non si tratti di reati gravissimi quali ad esempio mafia, terrorismo e pedofilia, il pm dovrà avvisare le persone che non risultino indagate in procedimenti connessi o collegati di essere sotto controllo. In non indagati potranno ottenere copia delle registrazioni dei colloqui che li riguardano e potranno chiederne l'eventuale distruzione qualora risultino «irrilevanti ai fini investigativi». NIENTE CARCERE PER GIORNALISTI - I giornalisti che pubblicano il contenuto di intercettazioni coperte da segreto rischiano non più il carcere come previsto in una prima bozza, ma solo ammende più salate: da 500 a mille euro anzichè dai 51 ai 258 euro previsti attualmente dal codice. REGOLE NUOVE PER INTERCETTARE - Cambia completamente la procedura per le intercettazioni. I verbali dovranno contenere l'indicazione degli estremi del decreto con il quale è stata disposta l'intercettazione, la descrizione delle modalità di registrazione, l'annotazione del giorno e dell'ora in cui è cominciata ed è finita. PENE PIÙ SEVERE PER PUBBLICI UFFICIALI «GOLE PROFONDE» - I pubblici ufficiali che rivelano il contenuto delle intercettazioni rischiano il carcere da 1 a 4 anni (mentre nella penultima bozza la condanna era da due a sei anni). Attualmente il codice prevede da sei mesi a tre anni.
OGGI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI
Nuove regole sulle intercettazioni