Politica

«Prodi sale

sul tir e noi a piedi»

Il sofisticatissimo automezzo pesante dell'Iveco che Prodi in persona presenterà oggi a Bologna a fotografi e operatori Tv per un battesimo mediatico in grande stile prima della partenza da piazza Santi Apostoli a Roma, è infatti già al centro delle polemiche. «Lui gira su quell'ambizioso tir giallo? Noi andremo a piedi», dichiarano in coro i suoi antagonisti. Quindici metri di lunghezza con una sala di regia ed una fiancata ribaltabile per trasformarlo in una sorta di palco da comizi, il Tir, che girerà l'Italia fino al 14 ottobre, viene considerato un «lusso» esagerato solo per fare colpo sul pubblico dagli aggueriti concorrenti del Professore, che subito si è affrettato a ridimensionare il costo dell'operazione «tir» sotto i 100 mila euro «compresi gli autisti». Per contrapporsi a Prodi e al suo dispendioso tour promozionale (al consigliere politico Ricki Levi e ai vari addetti stampa, ha appena affiancato il suo ex portavoce del '96, Silvio Sircana) i cinque candidati fanno a gara nel condurre una campagna elettorale all'insegna del pauperismo minimalista. A voler battere Prodi solo con la tecnologia è Ivan Scalfarotto, il manager quarantenne che ha abbandonato Londra per diventare il sesto candidato dell'Unione. «Sono io il manifesto di me stesso», sostiene il giovane che è l'unico a non aver raggiunto ancora le 10 mila firme necessarie per candidarsi. Niente manifesti e propaganda elettorale standard per Scalfarotto che utilizza quasi esclusivamente internet e auspica «un movimento dal basso», ma ieri ha denunciato una serie di attacchi di pirati informatici contro il suo sito. Punta su un ecologico ed economico autobus elettrico che attraverserà (più lentamente) Bari, Milano e Roma Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, il quale si dichiara soprattutto «agli antipodi di Mastella» e ha dalla sua ben trenta comitati di extracomunitari «tutti in regola». Altro che testimonial, star e ospiti di richiamo, Pecoraro, ha tra i suoi sostenitori i filippini di Milano, la comunità dei polacchi di Bari, i bengalesi di Firenze, gli etiopi di Roma e i cittadini della Costa d'Avorio di Torino. «Il mio impegno con chi ha l'esigenza di spendere meno è prioritaria», afferma il leader dei Verdi sostenuto anche da un comitato di giovanissimi che lottano per ottenere che venga dimezzato il prezzo dei preservativi. Modesto anche nelle pretese politiche Pecoraro assicura che se vincesse «lui» le primarie, lascerebbe «a Prodi la candidatura a presidente», per fare solo il «suo vice». Per una campagna «al risparmio» si dichiara Clemente Mastella, che attacca Prodi su tutto (chiede chiarezza su squadra, programma e alleanze) e, persa Afef, si presenta ora con tre testimonial molto politically correct: un assessore siriano, una signora ottantenne appena laureata e un portatore di handicap. All'insegna della concretezza «contro il raggiro e l'artificio di chi vuole solo andare sui giornali» (e qui attacca anche Mastella che secondo lui «deve smetterla di fare il furbo dicendo di essere lui l'unico anticomunista del centrosinistra») si presenta Antonio di Pietro che presenterà il suo programma per le primarie in una tre giorni a Roma, il 23, 24 e 25 settembre «senza personaggi di rilievo». «Noi facciamo delle primarie povere, non abbiamo soldi per traghetti e pullman - sostiene ancora il leader de l'Italia dei Valori - da parte mia intendo girare l'Italia con il mio bel 45 di piede... E non ho nemmeno dalla mia uno come Della Valle». Un altro affondo contro la performance del prodiano «tir giallo» viene dal suo avversario principale, l'unico che potrebbe batterlo e intende farlo davvero. Quel Fausto Bertinotti che, come difensore principale del proletariato, si prepara a «sollecitare i desideri del popolo dell'opposizione» «non su mezzi propri, ma su treni, aerei e autobus pubblici, naturalmente», sottolinea il capogruppo Prc alla Camera Franco Giordano. Il grande Fausto, tra la presentazione del 15 al Picco

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