252milioni nel 2003 ad un indebitamento di oltre 650 milioni di euro nel 2004. Le stesse Regioni sono però in qualche misura le vittime dell'indeterminatezza del quadro istituzionale e del mancato riconoscimento della responsabilità fiscale. È il giudizio di sintesi che emerge dalla relazione della Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti sull'andamento della finanza locale nel 2003 e nel 2004. È un giudizio in chiaroscuro: la Corte rileva infatti che se da un lato è migliorato il contributo delle Regioni al rispetto del Patto di stabilità interno, è pur vero che è peggiorato il saldo di spesa per tutte le voci non comprese nel Patto di stabilità interno. Le spese complessive crescono del 5,4% rispetto al 2003. Più che raddoppiato l'indebitamento delle aziende sanitarie raggiungendo i 5.700 milioni. Le uscite complessive delle aziende sono aumentate di circa il 9% contro il 3% del 2003. Su questo aumento pesano le spese per redditi da lavoro dipendente (+10%), per consumi intermedi (+10,4%) e agli acquisti di beni e servizi da produttori market cresciuti nell'anno del 7,4%. A tre regioni (Campania, Lazio e Sicilia) sono riconducibili nel 2004 quasi 2.100 milioni di perdita (oltre il 58% dell'importo complessivo); positivi i risultati esposti dalle aziende di Puglia e Lombardia; accusano un deficit solo nell'ultimo anno quelle dell'Emilia e Toscana, soprattutto per i rinnovi contrattuali. A rendere ancora più incerto il quadro complessivo è la recente, improvvisa, accelerazione nei tempi previsti per la graduale abolizione dell'IRAP.
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