Quasi due ore per chiarire le rispettive posizioni sulla data delle prossime elezioni politiche, al termine delle quali il premier e Carlo Azeglio Ciampi, secondo quanto riferito in ambienti parlamentari della maggioranza, avrebbero trovato un punto di incontro su questo tema, ipotizzando un percorso che potrebbe consentire il voto nella prima settimana di maggio. Un punto di incontro, ancora tutto da definire, tra l'esigenza, sentita dal presidente della Repubblica, di evitare il fatidico «ingorgo istituzionale», e quella rimarcata dal presidente del Consiglio di poter completare il programma di legislatura sfruttando tutto il tempo a disposizione. Ciampi avrebbe illustrato al premier, nel corso di un incontro «cordiale» e all'insegna della «collaborazione istituzionale», le ragioni che giustificherebbero l'anticipazione della data del voto: in primo luogo l'ingorgo istituzionale causato dall'eccessivo numero di scadenze, compresa quella del settennato dell'attuale capo dello Stato. Motivazioni sulle quali Berlusconi non ha avuto nulla da obiettare in linea di principio. «Intenzioni più che giustificate», secondo il premier che non ha mai messo in discussione «le buone ragioni» di Ciampi. Le perplessità del presidente del Consiglio verso questa ipotesi riguarderebbero soprattutto i rischi di «strumentalizzazioni politiche». Un concetto che il premier avrebbe espresso con chiarezza al presidente della Repubblica, facendo osservare che il voto anticipato potrebbe essere interpreato come prova di una presunta incapacità dell'attuale esecutivo di gestire una difficile fase economica. Questo messaggio, avrebbe spiegato Berlusconi a Ciampi, «non può passare», perchè metterebbe in cattiva luce il governo, che si troverebbe così esposto agli attacchi di chi da sempre sostiene che «prima se ne va e meglio è». Si darebbe un segnale, secondo Berlusconi, assolutamente «sbagliato e controproducente», perchè il governo è invece «nella pienezza delle sue funzioni ed ha il diritto, ma anche il dovere di portare a termine il programma di legislatura, potendo contare su tutto il tempo a disposizione». Tutti concetti che il presidente del Consiglio ha esposto anche ieri sera, nel corso di un incontro con i vertici di Forza Italia ad Arcore, dove però non sarebbe stato fatto alcun riferimento ad un imminente incontro con il Capo dello Stato. Di fronte alla dirigenza del suo partito, Berlusconi è stato ancora più esplicito definendo il voto ad aprile una «soluzione difficilmente accettabile» perchè altrimenti si darebbe l'impressione, «sbagliata», di un «governo allo sbando». Così, calendario alla mano, si sarebbe arrivati ad ipotizzare la prima settimana di maggio. Nel corso del lungo colloquio, Ciampi e Berlusconi avrebbero anche parlato di riforma del consiglio di sicurezza dell'Onu, del pacchetto di misure per la sicurezza (sul cui varo entro venerdì prossimo Berlusconi ha espresso un certo ottimismo), della riforma della giustizia e del Dpef. Su quest'ultimo punto, il capo dello Stato avrebbe ribadito l'importanza di una finanziaria rigorosa e tesa al rilancio dell'economia .
Elezioni? Posticipate ai primi di maggio
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