Ma sembra oramai certo che anche la corrente interna voluta da Gianfranco Fini presenterà una mozione pro-presidente all'assemblea nazionale del partito che si terrà nel fine settimana (oggi arriverà la convocazione pubblicata sul Secolo d'Italia). Ma il clima sembra più sereno. Anche Gianni Alemanno, il leader di destra sociale, sembra ammorbidire i toni. «Le colpe della crisi di An non sono solo di Gianfranco Fini, ma dell'intera classe dirigente, i problemi sono ampi e non sono certo da far ricadere su una sola persona. Siamo a pochi giorni dall'assemblea ma ancora un chiarimento vero non c'è stato. Credo che l'assemblea sarà l'inizio di un processo che proseguirà in autunno con l'assemblea programmatica e poi con il congresso, dopo le elezioni». Insomma, almeno tra le righe sembra di leggere un ammorbidimento che lascia presumere una trattativa in corso. Anche molto avviata e incardinata verso un risultato positivo che permetterebbe a Fini di presentarsi all'assise del suo partito più saldo. Uno dei segnali arriva per esempio da Francesco Storace, sulla cui bocca fa addirittura - seppur solo ventilata - la parola «unità». «Spero che sabato potremo avviare una discussione in grado di approdare all'unità - dice il leader, assieme ad Alemanno, di Destra sociale -. Alleanza nazionale ha bisogno di unità e di una figura che si occupi a tempo pieno del partito». Il principale mediatore nella partita interna di An rilancia anche l'ipotesi di un uomo-partito: «L'importante è che una figura di questo genere, che sia un coordinatore indicato da Fini o un segretario eletto dall'assemblea, non sia visto in alternativa a Fini. Perché ciò di cui non sentiamo bisogno è una diarchia. L'importante è che abbia un ruolo di coordinamento politico». E bacchetta Publio Fiori: «Quello che mi preoccupa non è l'uno o l'altro, ma l'on. Eccetera, quello che ci dice dove dobbiamo andare e cosa dobbiamo fare, e poi va ad applaudire Rotondi che vuole rifare la Dc... No, l'on. Ecceterà deve stare in aula a fare il suo dovere». Il presidente di An sembra così intenzionato a fare una relazione che concederà qualcosa a tutti (in modo che non ci sia un vero vincitore tra i colonnelli). Ma chiederà un plebiscito sulla sua linea, in modo da risultare ancora una volta il padre-padrone di An: come d'altro canto è sempre stato. Anzi, Fini si prepara ad una prossima nuova svolta verso sinistra. Subito dopo l'assemblea nazionale, il 5 e 6 luglio volerà - in quanto ministro degli Esteri - alla volta del Brasile, dove ha già in calendario un incontro con il presidente Luiz Ignacio Lula da Silva. E chi è? E il leader del partito dei lavoratori eletto presidente del Paese sudamericano e elevato a nuovo mito della sinistra da Bertinotti e post-comunisti. L'unica vera novità che dovrebbe contenere la relazione di Fini è quella che prevede una chiara apertura al partito unico del centrodestra. Magari attraverso la costituzione prima di una federazione. O comunque con un passaggio intermedio. La direzione di marcia, però, sembra segnata. Anche per questo motivo lo stesso vicepremier ha chiesto a Silvio Berlusconi di frenare sul soggetto unitario. O meglio, ha chiesto almeno di soprassedere sul summit che il premier intende fare con il parlamentari della Cdl per stasera. Una convention che doveva servire, nelle intenzioni, a spingere ancora di più sul progetto unitario. Ma Fini vuole essere prima lui a spiegarlo al suo partito sabato. E la stessa richiesta è arrivata anche da Follini, che invece nel fine settimana ha il congresso. Il Cavaliere ha dato l'ok e l'assemblea con i parlamentari è stata rinviata. Anche perché lo stesso Berlusconi vuole rassicurare i suoi sul futuro del suo partito, visto che i tam tam che gira da settimane è che si prepara ad essere sciolto: «Forza Italia esiste, resiste e cresce», ha promesso ieri nel corso della riunione del comitato di presidenza di Forza Italia, riunitosi a Palazzo Grazioli. Alla riunione Berlusconi ha ribadito che Forza Italia «non smobilita», ma andrà
Destra verso la pace. Berlusconi dà una mano
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