È il ministro per l'Ambiente Altero Matteoli a dettare la linea. Il leader di Nuova alleanza, considerato l'uomo più vicino al presidente di An in queste ultime settimane, assicura che farà di tutto «affinché Fini continui ad essere il presidente del partito, senza condizionamenti da parte di nessuno, perché gli organi di confronto ci sono». «Fini ha nominato un vertice con il quale si consulta ma Fini - osserva Matteoli - deve essere il leader indiscusso del partito». Il leader di Nuova alleanza dice di sperare che «l'assemblea nazionale di An si dichiari disponibile a stare dentro il dibattito del partito unico. Credo molto nella possibilità di realizzare il partito unico, e credo altresì che l'iniziativa del premier abbia, in qualche modo, rimesso in moto la politica sui canali giusti». «È assurdo però - aggiunge Matteoli - che qualcuno pensi al partito unico come una sommatoria dei partiti della Cdl. Se invece significa lanciare un appello non solo ai partiti del centrodestra, ma a tutti coloro che ci vogliono stare, An deve stare dentro questo dibattito». A sostegno di Fini scende in campo anche Mirko Tremaglia: «Prendete atto degli impegni di Fini, ritirate le mozioni di corrente e votiamo la fiducia a Fini». «Tutti abbiamo partecipato alla dura polemica sul referendum - ricorda Tremaglia - anche io l'ho fatto, ma quello scontro con il presidente Fini non poteva continuare. Quei discorsi sono finiti; debbono essere considerati superati». Per il deputato Giampaolo Landi di Chiavenna «Blair non sarebbe quello statista importante se non avesse capitalizzato 15 anni di thatcherismo. Fini può essere il Blair italiano grazie al lavoro di rottura di Berlusconi. Vedo un po' di avvoltoi - aggiunge - girare sulla testa del leader di Alleanza nazionale: spero che Fini sappia resistere e anzi rilanci la sua azione per un centrodestra e quindi un movimento unitario libero, liberale, riformatore e moderno».
«Gianfranco non avrà
condizionamenti»