Per mercoledì è in calendario un Consiglio dei ministri straordinario per l'eventuale approvazione, anche se il varo definitivo potrebbe slittare a venerdì. Complessivamente la manovra messa in campo con il decreto sarà di circa 5 miliardi di euro. In attesa del via libera del governo piovono le reazioni con banche e assicurazioni schierate compatte in una bocciatura secca (allo studio vi sarebbe un aumento dell'aliquota dal 4,25 al 5,25 per il settore bancario e assicurativo) e le imprese che invece premono per una decisione in tempi stretti. Il direttore generale dell'Abi, l'associazione che riunisce le banche, Giuseppe Zadra, avverte: un eventuale aumento dell'aliquota per le banche di un punto percentuale è un disincentivo alle banche stesse in un momento in cui l'Italia ha bisogno di esse». Incalza l'Ania. «La discriminazione delle imprese di assicurazione e delle banche rispetto alle altre imprese è incomprensibile» afferma il presidente, Fabio Cerchiai e sottolinea che «le assicurazioni sono imprese che, come le altre, competono sui mercati nazionali ed internazionali». Cerchiai poi fa notare che le assicurazioni «non intendono sobbarcarsi dell'eventuale costo del taglio-Irap». Pressing invece della Confindustria. «Speriamo che questa settimana ci sia il via libera al taglio dell'Irap» si augura il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Dopo aver ricordato che si tratterebbe dell'attuazione di «una decisione già annunciata da questo governo apprezzata fin dal primo giorno», Montezemolo ha aggiunto che «il taglio dell'Irap sul lavoro permette sopratutto alle aziende che esportano di avere un segnale di attenzione». Ma il sindacato lancia l'altolà. Il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta dice no alle ipotesi che puntano a reperire le risorse attraverso tagli alla sanità o aumenti dell'Iva e chiede di guardare a «due miniere piene d'oro: l'evasione fiscale e le rendite finanziarie». Il numero due della Uil Adriano Musi critica la modalità dell'operazione taglio-Irap. «Ci sarà solo una comunicazione. Ma quello che serviva era una discussione seria, ed era quello che noi avevamo chiesto e che non c'è stato».
IL DECRETO
Irap, stop anche dalle assicurazioni
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