Politica

Giustizia e politica, rissa nel centrosinistra

Ai ferri corti Sdi e Quercia. Scambio di querele tra Del Turco e Mastella. Mobilitazione dell'Anm

L'invito al dialogo del vice presidente del Csm Rognoni, dopo le polemiche innescate dall'assoluzione di Andreotti, non è bastato a sopire le tensioni tra politici e magistrati. Ad alimentarle rimangono le pesanti accuse del senatore a vita e della Casa delle libertà a Violante e l'attacco frontale, senza precedenti, di Marcello Pera ai magistrati. «Dal Csm una polpetta avvelenata». È immediata e durissima la replica del parlamentare azzurro Carlo Taormina a Virginio Rognoni, che pure si era richiamato alle parole di Ciampi sull'autonomia dei magistrati. Insomma il «falco» di Forza Italia rispedisce a Palazzo dei Marescialli l'appello a stemperare i toni concordato con il Colle. Niente armistizio istituzionale. Secondo Taormina non si tratta affatto di un gesto conciliante ma di una «trappola», «gettata lì nel momento in cui il partito dei giudici comincia a sentirsi seriamente in difficoltà». «È l'ennesimo tentativo di bloccare tutto», e cioè la riforma dell'ordinamento giudiziario. Una riforma che non piace affatto ai magistrati perchè - come ha detto ieri la giunta distrettuale dell'Anm - «stravolte la natura e l'essenza stessa della giurisdizione». Non è questo l'unico motivo di scontro tra Polo e toghe. L'Associazione magistrati infatti ora accusa anche il presidente del Senato Pera di «interferenza sui processi in corso». Il presidente dell'Anm Edmondo Bruti Liberati non esita a definire «preoccupante» l'accenno di una così alta carica dello Stato «a procedimenti in corso come i processi di Milano che sono in una fase delicata». E oggi nella riunione della giunta esecutiva il sindacato dei magistrati prenderà una posizione ufficiale sull'accusa di Pera di un uso politico della giustizia. Poi per domani è stata organizzata una «giornata della giustizia» con assemblee e manifestazioni in tutta Italia: giudici nelle università, studenti nei Tribunali e riunioni animate anche da attori e cabarettisti. Obiettivo: spiegare ai cittadini in quali drammatiche condizioni versa la giustizia nel nostro Paese. Sullo sfondo il contenzioso con Pera. Per il 22 novembre invece è in programma una mega assemblea a Roma. Su Violante intanto Forza Italia non cambia idea: «se ne deve andare perchè non è degno di essere alla testa di un partito che vuole dirsi riformatore», insiste Carlo Taormina. E il partito sollecita un confronto parlamentare, al Senato. Ma il capogruppo Ds alla Camera non è disposto a farsi processare. Anzi. Sembra intenzionato a portare il dibattito sulla giustizia nelle sedi istituzionali, ma a Montecitorio. Sono d'accordo con lui il senatore Nicola Mancino della Margherita e ovviamente Gavino Angius, suo compagno di partito. Le prossime mosse saranno concordate con i vertici della Quercia e con Piero Fassino appena rientrerà dal Sudamerica. Si apre intanto un fronte all'interno del centrosinistra. Ottaviano Del Turco ha detto senza mezzi termini che è stato il giustizialismo a portare i Ds al governo. Una posizione che il leader dello Sdi Enrico Boselli difende a spada tratta: «se si tratta di fare il processo a qualcuno io dico di no, ma il nostro giudizio politico su Violante è severo». Parole che non piacciono, ovviamente ai Ds. Da Del Turco e Boselli «parole inaccettabili», è la replica del coordinatore della segreteria della Quercia Vannino Chiti dopo una lunga telefonata con Fassino. «Contengono ricostruzioni della storia politica italiana prive di senso. La storia non si scrive due volte». E dal correntone Pietro Folena, difende Violante e sollecita un chiarimento «urgente e non procrastinabile» Ds-Sdi. S.B.

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