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Ranucci lancia il suo libro sulla Casta. Ma i social lo stroncano senza pietà

Alessio Buzzelli
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«Non vedo l’ora di non andarci». Questo il commento lapidario di un utente Facebook che ben riassume la non proprio brillantissima popolarità di cui gode oggi il giornalista Sigfrido Ranucci sui social. L’utente in questione allude alla presentazione, annunciata in un post, del libro «Il ritorno della casta», scritto dal conduttore di Report e proposto ieri al pubblico sul palco di un evento culturale a Lavarone. Evento a margine del quale il giornalista si è così sfogato: «Dell’inchiesta non parlo. La Rai mi vuole sostituire? L’azienda può fare quello che vuole».

 

Epperò il lancio di Ranucci ha ricevuto sui social un’ondata di commenti tra l’ironico, l’indignato e il deluso che raramente si sono visti sotto un singolo post. Segno che, come scritto da un utente, «dai commenti più negativi che positivi si può capire che la pacchia è finita». Commenti molto spesso satirici e, va detto, raramente offensivi, che hanno seguito diverse "tematiche" legate alle ultime vicende del giornalista. Tra i filoni più battuti c’è quello che potremmo definire della «bomba», che ben si presta ad un einevitabile black humor. «Come direbbe Lavitola questo libro è unabomba...», scrive un utente, al quale risponde un altro con «Un libro a prova di bomba» e, ancora, «questo libro sarà sicuramente una bomba» e «uno spettacolo esplosivo. C’è poi la questione legata all’ormai famigerata "autorecensione" online che Ranucci avrebbe scritto su un suo libro, definendolo «Un capolavoro» e utilizzando invano lo pseudonimo «Emilio Cresci».

 

Qui gli utenti si scatenano: «Mi raccomando la recensione... Non la scrivere col tuo account, usane un altro stavolta»; «però magari se va su Amazon il libro non te lo recensire da solo, Sigfi’»; e poi «Ho letto la recensione di Emilio Cresci...lo compro subito»; ancora, «A Emilio Cresci piace questo elemento» e «"Un capolavoro". Firmato Emilio Cresci».

Molti dei profili che hanno commentato - oltre quattromila non si sono lasciati sfuggire l’occasione di ironizzare sul titolo del volume, utilizzando il concetto di «casta» per schernire lo stesso Ranucci. «Vi èunparagrafo sulla Casta Rai?», chiede uno; «Lacastaè anche quella dei giornalisti onnipotenti che distruggono le vite agli altri e non pagano nulla per i loro errori», dice un altro; «È per caso un libro autobiografico?», si chiede un utente; segue un altro «Ci sei anche tu tra le pagine?»; e infine: «La casta? Forse quella che ti ha applaudito all’assemblea dell’Anm...» conclude brillantemente un profilo.

 

A tenere banco nei commenti c’è pure, ovviamente, la querelle sugli stipendi dei giornalisti di Report raccontati da Il Tempo, a partire da una semplice domanda: «Ci sono scritti anche i stipendi da nababbi che prendono i tuoi collaboratori a nostre spese?». Subito dopo: «Visti gli stipendi che girano attorno a Report, Ranucci&co non sono da meno di una casta» e, infine, un breve ma efficace «Senza paura, porta sul palco anche i tuoi stipendi». C’è, infine, la schiera dei delusi, che non ironizza né scherza, ma esterna tutto il proprio disappunto con commenti tipo «Non le credo più, mi ha deluso tantissimo», oppure «Che delusione che sei... Ci sentiamo un po presi in giro». Insomma, pare che neppure sui social Ranucci se la passi poi benissimo. E il perché lo spiega bene un utente in uno dei commenti più centrati della lista: «Che triste fine... come diceva Pietro Nenni, "A fare il puro c’è sempre uno più puro che ti epura».

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