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DiMartedì, le pseudoscuse di Giannini sono un disastro: "Aiuto un bambino autistico..."

Valerio Castro
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La classica pezza peggiore del buco. Quando alle scuse seguono diversi e alquanto scivolosi "ma" e "però". È il caso della frase scappata a Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, nel corso di una puntata di DiMartedì: il giornalista paragonava la durata del governo a quella di una persona che arriva a cento anni, ma trascorre gli ultimi 20venti “immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla", concludendo che “è inutile che è vissuto così tanto”. Ieri nella stessa trasmissione di La7 è tornato su queste parole e soprattutto sulle tante critiche che le hanno seguite. 

 

"Nei giorni scorsi ho già chiesto due volte scusa a coloro che si sono sentiti offesi dalle mie parole. Ci tengo a precisare, nella mia vita e nel mio lavoro io non ho mai mancato di rispetto a nessuno e certamente non era mia intenzione farlo stavolta", afferma. Poi arrivano i "ma". Giannini continua: "Però chiedo a tutti di considerare anche un altro aspetto di questa vicenda, cioè la strumentalizzazione politica che ne è stata fatta. Io non sono un politico, penso che su episodi del genere la politica non dovrebbe mai banchettare, perché questa poi diventa barbarie", afferma argomentando che i partiti di centrodestra e i media conservatori (definiti maliziosamente "giornali di partito") hanno tagliato la prima parte dell'intervento, ascoltata la quale - è la tesi - tutto sarebbe stato chiaro. In realtà, il discorso di Giannini è facilmente comprensibile, è il parallelismo usato a essere indigesto.

 

"Io non ho mai pronunciato il termine disabili. Il senso del ragionamento a proposito del governo era solo questo, positivo che viva più a lungo a condizione che la qualità della sua vita sia buona", continua. "Riconosco, la metafora è riuscita male", insiste, "ma quello che non accetto è che questo mio errore diventi il pretesto per giudicare non solo il mio lavoro, ma addirittura la mia persona, quello che ho fatto, che ho detto, che ho scritto in tutti questi anni parla per me". Poi ecco l'autosviolinata: "Mi batto da sempre per i diritti, la giustizia sociale, l'uguaglianza, l'inclusione, la solidarietà e anche sul tema del dolore e della disabilità, io so di cosa parlo, per ragioni familiari. Io ho una mia cugina più cara che ha un figlio splendido, una persona autistica e io come posso e quando posso aiuto lei e la sua associazione, da sempre, in tutte le meravigliose attività che fanno sul territorio. Io ho perso mio padre 30 anni fa, mia madre 4 anni fa dopo malattie lunghe, dolorose, invalidanti. Io non voglio fare pena a nessuno, perché il mio vissuto è niente rispetto a quello di tante altre persone. Ma l'unica cosa che mi sta a cuore, che voglio che sappiano tutti coloro che si sono sentiti colpiti da quello che ho detto, è che per me ogni vita è un dono prezioso e quella di chi soffre lo è ancora di più". Applausi in studio, lo stesso che ha applaudito la frase sui disabili...

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