Francesca Albanese, la World Bank sospende il marito e lei perde le staffe: “Vili”
Non è certo uno dei periodi migliori per la Relatrice speciale Onu per la Palestina Francesca Albanese. Dopo le innumerevoli polemiche che l’hanno travolta negli ultimi mesi per le sue posizione radicali contro Israele, oggi nel bel mezzo di un caso politico-mediatico ci è finito il marito, Massimiliano Calì, economista della Banca Mondiale. Calì, infatti, il 22 ottobre scorso sarebbe stato sospeso dal suo ruolo di responsabile del dossier sulla Siria all’interno della World Bank, pur restando comunque operativo nell’istituzione. Ad annunciare questa nuova tegola è stata la stessa Albanese in un lungo articolo-ritratto apparso sul The Guardian il 14 aprile scorso.
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In un passaggio del pezzo, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, la Rapporteur ha parlato di una campagna orchestrata da una «ong filo-israeliana con base a Ginevra» che avrebbe portato alla rimozione del marito dal ruolo di responsabile del dossier siriano. «La Banca Mondiale è stata completamente vile», ha affermato Albanese. «Ha un curriculum impeccabile in tutti i suoi incarichi», ha poi aggiunto. L’ong cui si fa riferimento è la Un Watch, realtà che monitora l’operato delle Nazioni Unite e che nell’agosto del 2025 aveva chiesto alla Banca Mondiale un intervento proprio su Calì attraverso una lettera ufficiale (in cui in copia c’era anche il Segretario di Stato Usa Marco Rubio). Secondo Un Watch l’economista avrebbe «violato gravemente le regole di neutralità della Banca Mondiale» pubblicando «per anni sui social media post incendiari che incitavano all’antisemitismo».
Albanese e il silenzio selettivo sull'Iran: si parla solo se agisce l'Occidente
Ciò a cui si fa riferimento sono una serie di contenuti apparsi sui profili di Calì negli anni scorsi, molti dei quali successivamente cancellati. L’ong elvetica li ha quindi raccolti e ripubblicati, riportando come, sostiene l’associazione, in essi Israele sarebbe stato attaccato in vari modi e definito come «autore di genocidio», fino a sostenere che «le sanzioni sono l’unica strada contro lo stato più terrorista della terra». Hillel Neuer, direttore esecutivo di Un Watch ha ribadito: «Abbiamo chiesto alla Banca Mondiale di chiamare Massimiliano Calì a rendere conto per la condotta politica che viola il suo dovere di agire in modo responsabile nelle dichiarazioni pubbliche» al fine di «evitare di compromettere la neutralità della Banca Mondiale e causare rischi reputazionali». Il marito di Albanese, però, non è rimasto a guardare, e si è rivolto alla Corte federale Usa, lamentando come «Un Watch ha fatto pressioni sulla Banca Mondiale affinché terminasse il mio impiego», tanto che «il 22 ottobre la direzione della Banca mi ha informato che la mia posizione di Economista di Paese per la Siria era sospesa e che sarei stato tenuto a lasciare il dipartimento entro luglio 2026», ovvero «tre anni prima della mia data di termine originale di giugno 2029». Ora Albanese ha provato a sollevare il caso anche sul piano mediatico, trasformando così la sua personale battaglia in una questione di famiglia.
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