Albanese alle strette, balbetta davanti alle domande sulle fonti del suo rapporto
Ogni giorno Francesca Albanese regala nuove scenate. Dopo le smorfie televisive e le girate di tacchi improvvise davanti al nome della senatrice Liliana Segre, la Special rapporteur dell'Onu è tornata a diffondere il verbo messo per iscritto nel rapporto sulla Palestina: un documento unilateralmente accusatorio contro Israele, che dimentica di citare le responsabilità dei terroristi di Hamas e del burattino iraniano che ne tira le fila.
Ma quel discorso, che ormai viene ripetuto a mantra senza mai la presenza di un contraddittorio capace di questionarne l'attendibilità, ha trovato un ostacolo. Alle Nazioni Unite, infatti, una giornalista ha fatto un gesto e importante, chiedendo ad Albanese quali fossero le fonti usate per scrivere il documento. Panico.
La rapporteur, evidentemente non abituata a questo genere di trattamento, ha palesato tutta la sua difficoltà. "Le informazioni che ho fornito nel rapporto sono... Ovviamente non potevo andare a fare il conteggio dei morti io stessa, ma mi sono basata sulle informazioni fornite da...".
Il balbettio ruba la scena della Special, che quindi tenta l'arrampicata citando presunti "avvocati palestinesi e israeliani" per poi proseguire: "Questi sono decessi confermati. Voglio dire, sospetto che tra le migliaia di persone — le prime migliaia di persone — scomparse o sparite, ci possano essere altri morti"
Messa all'angolo, Albanese cambia discorso e cala l'asso, tornando a fare niente meno di ciò che le riesce meglio: attaccare Israele. "Il punto - spiega - è che c'è bisogno di... proprio come ho detto, la priorità è fermare Israele." D'altronde, dal palco del 17esimo Forum di Al Jazeera, evento a cui avevano preso parte anche vertici di Iran e Hamas, Albanese aveva parlato di Israele come "nemico dell'umanità". La solita solfa.
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