generale “remigrato”

Elezioni, il centrodestra stravince alle suppletive in Calabria. Vannacci “remigrato”

L’effetto di Fn non c’è stato, Giannetta fermo al’11% Roscioli al 51%, il candidato del centrosinistra al 36%

A Reggio Calabria Vannacci aveva promesso di fare come Weidel e l’Afd in Sassonia, ma ha fatto la fine di Merz e della Cdu. Domenica e lunedì si votava perle suppletive, ossia per riassegnare il seggio alla Camera dei deputati dopo che Francesco Cannizzaro di Forza Italia l’aveva lasciato per diventare sindaco della sua città. A contendersi lo scranno di Montecitorio erano in quattro: Fabio Roscioli, Frank Benedetto, Domenico Giannetta e Francesco Toscano. Fabio Roscioli, il vincitore. Tesoriere di Forza Italia dal 2023, legale di Fininvest e figura di stretta fiducia della famiglia Berlusconi, è stato scelto dalla coalizione di centrodestra come candidato e ha vinto con il 51,02%.

Francesco Antonio Benedetto (detto Frank), medico, ex capogruppo dem in consiglio comunale a Reggio Calabria è il vero federatore del campo larghissimo. D’altronde solo un cardiologo poteva riuscire a domare le aritmie del centrosinistra. E così Pd, M5S, Avs, persino il partito repubblicano, Rifondazione comunista e Casa Riformista, hanno puntato sudi lui. Nonostante il «testardatamente unitari» di schleineniana memoria si è piazzato al secondo posto. Di lui resterà il video di chiusura della campagna elettorale sulla falsa riga di «Giorgio by Moroder» dei Daft Punk: «My name is Francesco Antonio, but everybody calls me Frank». Ha chiuso con il 36,59%. Francesco Toscano, l’outsider. Presidente e candidato di Democrazia sovranaepopolare, il partito conservatore ed euroscettico che ha fondato insieme all’excomunista Marco Rizzo. Toscano, giornalista e avvocato, ha una lunga lista di precedenti in giro per l’Italia in cerca di un seggio, poco importa quale. Con quella di Reggio è arrivato a sei competizioni elettorali. Ci ha provato alle Politiche del 2022 (all’epoca il partito si chiamava Italia sovrana e popolare) nel collegio uninominale di Cologno Monzese. Non andò e così nel 2024 ci riprova, prima alle Europee, poi alle Regionali in Liguria. Non va neanche stavolta. E così l’anno dopo si candida a sindaco di Genova, ma per non lasciare nulla di intentato si presenta anche alle Regionali in Calabria. Va? No, non va. E così quest’anno ci ha riprovato alle suppletive a Reggio Calabria dove però ha raccolto solo l’1,44% dei voti.

Domenico Giannetta, l’incursore mancato del Generale. Chirurgo, 56 anni, vanta una lunga esperienza politica. Sindaco di Oppido Mamertina, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, assessore provinciale e quattro volte consigliere regionale. Una volta resosi conto che Forza Italia non l’avrebbe candidato si è fatto convincere da Vannacci a candidarsi con Futuro nazionale. Un «tradimento» che ha portato non poco scompiglio nel centrodestra, tanto che il governatore Occhiuto l’ha estromesso dalla maggioranza in consiglio regionale costringendolo a iscriversi al Gruppo misto. Aveva un obiettivo: far perdere il centrodestra e mandare un messaggio, a livello nazionale, alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. Il risultato, seppure in linea con i sondaggi che lo davano tra il 10 e il 15%, non è stato quello che i vannacciani si aspettavano. Nonostante una campagna elettorale particolarmente aggressiva. Pronti, via, Vannacci sale sul palco e tuona: «Voi cornuti e mazziati, chi scegliete tra Reggio Calabria e Barabba (alias Roscioli)?». Una frase a cui il sindaco di Reggio Cannizzaro ha voluto replicare in calabrese stretto: «Curnutu si tu e cu non tu dici», (cornuto sei tu e chi non te lo dice). Poi per completare l’opera ha modificato con l’Intelligenza artificiale un’immagine di Matilde Siracusano, sottosegretaria al Ministero peri rapporti con il Parlamento, per renderla più «scollata». Doveva essere l’uomo espressione del territorio, fare da contraltare a Roscioli l’avvocato romano «calato dall’alto», il «forestiero». Una strategia comunicativa al limite della miopia visto che nel frattempo Futuro nazionale aveva individuato nel Generale Carmelo Burgio, nato ad Anzio, il candidato per le amministrative di Milano che si terranno nella primavera del prossimo anno. Alla fine si è fermato al10,94%. Un risultato in linea con i sondaggi, ma deludente per due motivi. Il primo, come amava ripetere, era un uomo del territorio; ci si aspettava che potesse attrarre più voti. Il secondo, Vannacci si era speso molto in questa campagna elettorale sia a livello comunicativo sia andando più volte di persona in Calabria. C’è poi un elemento generale che anche se caratterizza ormai da tempo qualunque tipo di elezioni in questo Paese non possiamo trascurare: la scarsa partecipazione. L’affluenza per queste suppletive è stata del 22,34%, un calo di 27 punti dalle precedenti elezioni. Un segnale molto più preoccupante sia di Vannacci che della sua «sporca dozzina».

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