“La presenza italiana” in Arabia Saudita “poggia su un quadro giuridico chiaro e su un percorso parlamentare che è stato totalmente trasparente. A riprova di questo, il 5 marzo scorso, al termine delle comunicazioni rese dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministro della Difesa ad entrambi i rami del Parlamento, sia la Camera che il Senato hanno approvato delle risoluzioni che impegnavano il Governo a rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente attraverso il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche e degli interessi primari nazionali”. Lo chiarisce il ministro della Difesa Guido Crosetto in Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite, rispondendo in merito alla presenza di militari italiani in Arabia Saudita.
“Pertanto - ha aggiunto - è evidente che la presenza dei nostri militari in Arabia Saudita non si configura come una nuova missione, ma è conseguenza del riposizionamento di due Task Force facenti parte dell’operazione Inherent Resolve, annunciato e discusso in tutte le sedi previste. Parliamo di una forza totale di circa 500 militari suddivisi in una Task Force Air ed una Task Force Land, operanti in un’area, l’Arabia Saudita, menzionata nella relazione analitica sulle missioni internazionali ed autorizzata con risoluzioni parlamentari. Il Parlamento è stato sempre - adeguatamente coinvolto nella decisione di riposizionare, all’interno del perimetro autorizzativo previsto, le capacità esistenti e non più impiegabili, dove erano dislocate, cioè in Iraq e Kuwait. Siamo di fronte alla rimodulazione di capacità militari già comprese nel dispositivo autorizzato, effettuata alla luce dell’evoluzione del quadro di sicurezza regionale ai sensi del c.d. principio di interoperabilità proprio per garantire la necessaria flessibilità allo strumento militare al mutare del contesto securitario”.
“L’interoperabilità tra operazioni contenute nella medesima scheda o in schede dichiaratamente ed espressamente affini, viene infatti presentata al vaglio parlamentare a monte, per essere poi attuata in tempi rapidi una volta che se ne verifichi la necessità, proprio per salvaguardare la sicurezza dei nostri militari e l’efficacia delle missioni internazionali cui siamo chiamati ad operare - ribadisce Crosetto - Questo è avvenuto per esempio nel caso di Inherent Resolve che ha rivisto le sue basi operative spostando gli assetti prima operanti in Iraq e in Kuwait quando quelle sedi sono state ritenute non più idonee. Stessa cosa è avvenuta per il Comando della missione, adesso e temporaneamente portato a Lago Patria (Napoli)”.
