Il risultato delle elezioni in Israele, con il partito del premier Benjamin Netanyahu in testa e pronto a cercare di formare un nuovo governo, sorprende Rula Jebreal e scatena l’indignazione della giornalista israeliana di origini palestinesi. Ospite ieri sera di È sempre Cartabianca, su Rete 4, Jebreal ha commentato il voto accusando la maggioranza degli israeliani di sostenere quella che definisce un’operazione di «sterminio» contro i palestinesi, arrivando a parlare di genocidio e supremazia razziale.
«La situazione è chiarissima: il 70% degli israeliani è a favore di questa operazione di sterminio», ha dichiarato la giornalista, che ha rivolto le proprie critiche anche ai Paesi occidentali, accusati di continuare a fornire armi a Israele e di garantirgli protezione diplomatica senza imporre sanzioni.
Jebreal ha sottolineato come, nonostante il risultato elettorale favorevole al fronte di Netanyahu, l’opposizione avrebbe la possibilità di formare un governo alternativo, a condizione di trovare un accordo e coinvolgere anche i partiti arabi israeliani. «Il problema fondamentale è che l’opposizione ha la possibilità di creare un governo alternativo a Netanyahu, ma questo richiede che si alleino e includano in questo governo i palestinesi e israeliani che sono dei cittadini», ha affermato.
La giornalista ha quindi elencato le condizioni che, a suo giudizio, dovrebbero caratterizzare una svolta politica: la fine della guerra a Gaza, dell’occupazione militare e di quello che ha definito un sistema di «supremazia razziale». L’obiettivo, nelle sue parole, dovrebbe essere la costruzione di «un Paese veramente multietnico, multiculturale», anziché la conferma di Netanyahu, che ha definito «criminale di guerra».
Insomma, tesi ribadite più volte da Jebreal e rese ancora più “acuminate” dal risultato elettorale opposto a quello che sognava.
Nel suo intervento ha insistito anche sulla necessità di una pressione internazionale su Israele. «I palestinesi non possono sopravvivere, mi dispiace dire, nemmeno tre anni, non trenta, se il mondo occidentale che fornisce armi, fornisce protezione diplomatica e soprattutto non sta sanzionando Israele», ha sostenuto, invocando un intervento esterno per fermare quello che ha definito «terrorismo di Stato». Insomma, tutto il campionario ideologico senza un accenno al terrorismo palestinese e al 7 ottobre.
