Ha ancora negli occhi il sangue sul pavimento dell’aula, e poi lungo il corridoio. La professoressa accoltellata in un istituto di Roma da un suo alunno di 13 anni ha raccontato quei momenti alle telecamere di “Fuori dal coro”. Il programma di attualità e approfondimento condotto da Mario Giordano è andato in onda domenica sera su Rete 4. Il servizio, firmato da Cristina Autore, ripercorre un’aggressione che, secondo la ricostruzione, sarebbe legata a due debiti formativi. Sullo sfondo si intravede anche l’ombra di un mondo digitale violento, sconosciuto agli adulti.
La docente ricorda ogni passo. “Dalla soglia della porta ha cominciato ad avanzare piano piano verso la cattedra”, racconta. Poi l’attacco, improvviso: “Mi ha colpita nel cavo ascellare della spalla sinistra tre volte”. L’arma, riferisce, era una lama di venti centimetri. Le immagini che descrive sono crude: “Molto sangue, sangue che è sceso addirittura sul pavimento della classe, poi nel corridoio. Una scena da film dell’orrore”.
A evitare il peggio è stato un altro studente, intervenuto per fermare il compagno. Senza quel gesto, la vicenda avrebbe potuto concludersi in tragedia. L’insegnante non nasconde cosa pensa delle intenzioni del ragazzo. “Mi hanno messo 20 punti”, spiega. “È abbastanza verosimile che la sua intenzione fosse proprio quella di uccidermi, assolutamente sì”. Un timore che, a suo dire, trova conferma in quanto emerso dopo l’aggressione: “Ho saputo che quando la polizia ha perquisito la sua abitazione sono state trovate altre armi”.
La docente deve ancora superare lo choc. L’aspetto più inquietante della vicenda, però, riguarda ciò che si muoverebbe alle spalle del tredicenne. Secondo quanto ricostruito nel servizio, il gesto sarebbe maturato all’interno di una rete virtuale di adescatori. Sarebbe una realtà violenta e in larga parte ignota agli adulti, ma ben riconoscibile per i giovanissimi che la frequentano. Proprio questo ambiente, stando alla ricostruzione di “Fuori dal coro”, avrebbe incitato il ragazzo a colpire. Poi, dopo l’aggressione, lo avrebbe deriso. È questo il punto che rende la vicenda qualcosa di più di un episodio di violenza scolastica.
Un ragazzino di 13 anni, secondo la ricostruzione, sarebbe entrato in classe armato per due debiti formativi. Altre armi, stando a quanto riferito dalla docente, sarebbero state trovate nella sua abitazione. Sullo sfondo, una comunità online lo avrebbe spinto all’azione e poi schernito. Il caso interroga la scuola e le famiglie. Interroga anche chi ha il compito di vigilare sugli spazi digitali in cui gli adolescenti trascorrono sempre più tempo, spesso senza che nessuno sappia davvero con chi parlino. Per la professoressa restano le ferite, i 20 punti di sutura e il ricordo di quella mattina.
