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Scontri a Milano: per un italiano su due violenze ‘maranza’ pilotate dall’estero

Timori per prossime manifestazioni. Adjimi (ARGO): “Efficacia intelligence si misura in capacità di riconoscere segnali rilevanti”

Gli italiani sono tutt’altro che rassicurati dalla “relativa tranquillità” con cui si sono svolte le manifestazioni lo scorso weekend, che pur hanno registrato scontri a Torino, Bologna e Roma. Secondo l’ultimo monitoraggio della testata di marketing e adv Spot and Web (realizzato su un campione nazionale di 1.200 intervistati, uomini e donne maggiorenni), il 51% dei cittadini non crede alla spontaneità delle manifestazioni per il carovita. Nel dettaglio: il 52% ritiene che dietro violenze e blocchi ci sia una regia esterna; il 37% indica Youssef Siher come semplice organizzatore-pedina di un coordinamento più esteso; il 44% teme infiltrazioni straniere nelle nostre piazze; il 29% parla esplicitamente di potenze come Iran, Cina, Russia e Paesi Arabi come possibili mandanti. Il dato più politico: il 57% pretende dalla politica una condanna unanime, senza ambiguità, delle violenze. La paura aumenta nelle città sopra i 500mila abitanti e nelle periferie, dove la percentuale di chi paventa nuove violenze sale al 73%. Sorpresa sul fronte generazionale: non tutti i giovani appoggiano i loro coetanei, anzi, il 62% dice che non andrà a manifestare. Tra gli under 25, il 38% definisce le proteste “strumentalizzate” e il 45% teme di essere associato alle violenze dei gruppi “maranza”. Per il 41% dei giovani, l’etichetta “maranza” rischia di trasformare il disagio in stigma, allontanando dalla piazza chi vorrebbe manifestare pacificamente. Cresce intanto l’allarme per la prossima manifestazione nazionale annunciata a Roma: il 68% degli intervistati ha paura di nuovi scontri. Per il 55% degli intervistati i social sono i veri amplificatori della guerra ibrida: Telegram per organizzare, TikTok e Instagram per reclutare. E per il 49% la viralità dei video dei saccheggi rischia di innescare un effetto emulazione nelle altre città e sui target più giovani.

«L’efficacia dell’intelligence si misura nella capacità di riconoscere tempestivamente i segnali rilevanti», commenta Matteo Adjimi, CEO di Argo Spa, azienda leader nel settore della cybersicurezza in Italia. «Sui social emergono livelli differenti: convocazioni del ‘Movimento 17 ottobre’, video dei saccheggi rilanciati come ‘esproprio proletario’, incitamenti alla violenza e minacce di contro-mobilitazione. Serve un’analisi che incroci contenuti, reti e tempi di diffusione, anche su canali decentralizzati come Bitchat, usabile senza Internet. La vera sfida è l’early warning: distinguere il dissenso legittimo da condotte preparatorie alla violenza. L’interpretazione di questi segnali richiede un’analisi che integri content analysis, Social Network Analysis e correlazione temporale tra piattaforme, per ricostruire l’origine dei messaggi, le dinamiche di amplificazione e l’eventuale presenza di soggetti capaci di orientare la comunicazione. L’eventuale migrazione verso canali cifrati o reti locali non direttamente accessibili ai monitoraggi tradizionali introduce ulteriori complessità nella ricostruzione dei flussi comunicativi e nella capacità di cogliere tempestivamente segnali di rischio», conclude Matteo Adjimi, CEO di Argo Spa.

Per info:

Klaus Davi & Co. 02860542

Luca Bragadini l.bragadini@klausdavi.com 3382273227

Nicolas Droschi n.droschi@klausdavi.com 3393482677

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