“Lavoriamo per garantire ad ogni rifugiato un bene essenziale: l’inclusione come un fatto ordinario”. Anita Parrella è la coordinatrice di Medihospes che, per conto di Roma Capitale, cura il SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione) “san Bruno” nel cuore della Capitale: 68 ospiti di 19 nazionalità. Medihospes è una cooperativa con vera esperienza nel SAI, opera da anni in Italia, dal primo momento in cui l’immigrazione ha mostrato tutta la sua importanza, e negli anni sono state decine di migliaia gli ospiti passati per i suoi centri. Il SAI san Bruno è soltanto una delle gestioni di Medihospes, che ha acquistato oggi una dimensione nazionale nel più ampio settore sanitario e assistenziale, con oltre 6000 operatori, 5 milioni di ore di lavoro ogni anno e oltre 22 mila persone assistite quotidianamente.
“Dietro la parola “migranti” ci sono persone con una storia, capacità, difficoltà e il desiderio di costruire una vita normale. Partiamo sempre da qui” riprende Parrella, indicando nell’autentica integrazione l’obiettivo di tutti i servizi professionali svolti dalla cooperativa, perché “la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato è ogni giorno”.
L’Italia affronta con consapevolezza la grande onda delle migrazioni, l’approccio attraverso il SAI è una risposta adeguata, certamente migliorabile, ma nella giusta direzione, grazie all’alleanza tra Governo, enti locali, terzo settore. Qualche cifra ufficiale: nel 2025 il SAI ha contato 867 progetti, 41.289 posti attivi, 55.779 persone accolte e 1.991 Comuni coinvolti. Quasi il 90% degli accolti aveva meno di 41 anni. Tra i 19.307 beneficiari usciti dal sistema, il 61,6% ha concluso positivamente il percorso di inserimento. Inoltre, il 44,3% dei progetti opera da oltre dieci anni, e questo è un dato che segnala un buon grado di “istituzionalizzazione”. Riprende Parrella: “il compito quotidiano del nostro SAI e di tutta Medihospes è fare in modo che il lavoro dell’accoglienza significhi veramente accompagnare i rifugiati verso un futuro di inclusione, facendo sentire ogni “persona” parte del territorio e protagonista del suo progetto di integrazione ed autonomia. Tutti i centri di Medihospes hanno sempre avuto come obiettivo primario la costruzione di una rete territoriale”. Le storie che racconta Parrella di rifugiati che “ce la fanno” ad integrarsi sono esemplari, di incoraggiamento a tutti gli ospiti e gli operatori di Medihospes, ma una specifica nota di merito va attribuita a questa cooperativa per quanto lavoro viene profuso in una costruzione senza soluzione di continuità di “relazioni ordinarie” tra il territorio e gli ospiti del SAI.
“Le risorse a nostra disposizione sono inevitabilmente limitate rispetto ai bisogni” sottolinea Parrella, “per questo è importante mettere insieme competenze, disponibilità e sensibilità diverse di chi opera nel territorio. Un gesto di collaborazione con un’associazione ambientale diventa un’occasione di cittadinanza attiva, un’attività sportiva favorisce relazioni che difficilmente nascerebbero nella quotidianità, un’uscita sul territorio permette di conoscere nuovi luoghi e persone, un momento conviviale diventa, semplicemente, incontrarsi senza barriere”. Anche per questa cura quotidiana, che implica ogni giorno una sincera attitudine e tanto impegno aggiuntivo, non è casuale che Medihospes da anni riceva dall’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR) il riconoscimento We Welcome “per la creazione di una società inclusiva”, ed è accaduto nuovamente anche nel 2026. Conclude Parrella: “se vogliamo, il risultato più importante non è numerabile, ma è certamente verificabile: arriva quando un rifugiato smette di essere “l’ospite del SAI” e diventa semplicemente una persona, che partecipa a un’attività insieme agli altri”. In quel momento l’inclusione smette di essere una parola e diventa, appunto, ordinaria.
