Dopo l’apertura delle consultazioni in Israele da parte del presidente Isaac Herzog, il pareggio fra coalizioni che finora ha impedito il raggiungimento di una maggioranza netta ha subìto una modifica. A cambiare le carte in tavola è stata la decisione di un partito ultraortodosso della destra di non sostenere Benjamin Netanyahu.
Dall’altra parte, il partito arabo Ra’am e la Joint List hanno annunciato invece il proprio appoggio al leader di Yashar, Gadi Eisenkot, come nuovo premier. Così facendo il gruppo raggiungerà i 67 seggi necessari sopra la soglia dei 61. La scelta si inserisce nella dichiarata volontà di impedire un back-to-back di Netanyahu. In questo contesto, Manosur Abbas di Ra’am ha chiarito “come movimento islamico, dai tempi di Oslo” di condannare il “terrorismo” e sostenere il piano Trump “che prevede una visione per due Stati in cui le organizzazioni militari come Hamas vengano disarmate e noi sosteniamo questa visione”.
La possibile intesa non implica, però, che i partiti a sostegno entrino necessariamente a far parte dell’esecutivo. Il presidente Herzog ha tempo fino all’11 novembre per individuare un candidato in grado di formare un governo. Il premier incaricato avrà poi 28 giorni per ottenere la fiducia della Knesset, con la possibilità di chiedere una proroga di 14 giorni.
