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Albania, Rama accusa Russia e Iran: alimentano le proteste violente

La mobilitazione si intreccia al malcontento sociale e al caso Sazan

Il primo ministro albanese, Edi Rama, torna ad accusare la Russia, e l’Iran, di alimentare le proteste che stanno scuotendo Tirana e ha annunciato un premio di 2.500 euro per ogni agente in prima linea negli scontri, che hanno provocato - secondo l’ultimo bilancio del ministero dell’Interno - 295 feriti tra poliziotti, manifestanti e giornalisti. Tra gli episodi più gravi, l’attacco al commissariato numero 3 di Tirana. “Con questo non si negozia”, ha dichiarato il leader del Partito socialista, mostrando una pietra utilizzata durante le manifestazioni. “Chi pensa di prendere il potere con la violenza resterà deluso”, ha aggiunto, assicurando che il governo non farà passi indietro. Rama ha promesso anche un aumento degli stipendi delle forze dell’ordine dal primo gennaio e ha minacciato conseguenze per i responsabili dei danneggiamenti, compresi i minorenni coinvolti.

Il primo ministro ha accusato il Partito democratico, principale forza di opposizione, di offrire copertura politica ai manifestanti violenti e di usare i giovani negli scontri. “Dialogo in ogni ora, in ogni giorno, in ogni luogo”, ha affermato, precisando però che il confronto è possibile soltanto con chi non pratica né sostiene la violenza. E ha escluso cambiamenti della leadership imposti dalla piazza, rivendicando il mandato elettorale che scade nel 2029.

Nel mirino del primo ministro è finito anche Aleksandr Dugin, ideologo russo vicino al Cremlino, che ha espresso sostegno alle proteste. “Non è una coincidenza che l’ideologo di Vladimir Putin saluti chi si oppone all’ordine democratico europeo”, ha detto Rama, sostenendo che migliaia di profili falsi sarebbero stati attivati per alimentare le tensioni e chiamando in causa anche l’Iran. Un quadro che, secondo il governo di Tirana, indicherebbe una regia internazionale dietro i disordini.

Le proteste si inseriscono in un clima di forte polarizzazione politica e crescente malcontento sociale, alimentato dal costo della vita e dalle difficoltà economiche. La mobilitazione si lega anche alle polemiche esplose nei mesi scorsi sui progetti immobiliari e turistici di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, in particolare sul piano di sviluppo dell’isola di Sazan, nell’Adriatico. Un progetto controverso, che ha riacceso il dibattito sull’impatto ambientale degli investimenti, sulla gestione del territorio e sui rapporti tra il governo Rama e i grandi investitori stranieri.

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