L’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio per rilevare Delfin valuta la finanziaria della famiglia Del Vecchio quasi 30 miliardi di euro, pari alla quota corrispondente del Nav meno uno sconto del 30%. Punta inoltre a rilevare dal 62,5% all’87,5% del capitale (la sua quota attuale del 12,5% è esclusa dal conteggio). Il pagamento è interamente in contanti al closing, oppure il 30% in contanti subito e il restante 70% differito (tra il 12esimo e il 14esimo mese dal closing) tramite un’opzione di vendita (put) pagata in azioni EssilorLuxottica, per consentire di rimanere nella società agli eredi che lo volessero. L’operazione - secondo fonti vicine al dossier - è supportata finanziariamente da un big mondiale del credito del calibro di Citi.
Per quanto riguarda le tempistiche, si prevedono 30 giorni per l’adesione e 60 giorni di esclusiva dalla data di accettazione per definire gli accordi vincolanti. La soglia minima per l’efficacia dell’offerta è di almeno il 62,5% del capitale. Per chi intendesse restare nel gruppo, viene quindi proposto un patto parasociale per regolare la strategia della società, la politica dei dividendi e una rappresentanza nel Consiglio di amministrazione proporzionale alle quote risultanti. L’eventuale impossibilità di acquistare la quota di Rocco Basilico (attualmente oggetto di una causa legale) non impedirà né ritarderà il closing con gli altri soci aderenti. Leonardo Maria Del Vecchio punta dunque a rilevare dal 62,5% all’87,5% di Delfin, oltre al proprio 12,5%, mentre l’offerta del magnate ceco Michal Strnad punta ad arrivare fino al 100% (con una soglia minima del 62,5%), fanno notare le fonti finanziarie comparando l’offerta proposta dal figlio del fondatore della società e quella dell’investitore estero.
Se il corrispettivo proposto da entrambi è lo stesso, il pagamento ipotizzato da Leonardo Maria Del Vecchio potrebbe essere effettuato tramite due strade, mentre Strnad sarebbe intenzionato a pagare tutto in contanti. Se il figlio del fondatore, inoltre, è sostenuto da una banca finanziatrice come Citi, Strnad, che afferma di avere già i fondi a disposizione, non indica però “né gli investitori né le banche, e prevede l’ingresso di altri investitori finanziari che oggi nessuno conosce”, fanno notare ancora le fonti. Inoltre, Leonardo Maria Del Vecchio propone un patto parasociale su strategia, consiglio e dividendi, e un’uscita con tempi e prezzo già fissati; così come fa Strnad, che prevede anch’egli un patto, ma chiede in più un nuovo statuto, approvato con l’88% del capitale, che preveda una politica dei dividendi “accettabile per gli investitori” che entrerebbero con lui. L’opzione di uscita per chi resta, tuttavia, ha condizioni ancora da definire.
