Dopo gli scontri che hanno messo a ferro e fuoco diverse città, lo scorso 17 ottobre, la Polizia ha eseguito perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di circa 100 persone identificate (51 sono minori).
Numerose le città coinvolte. Da Bari a Bergamo, poi Napoli e Bolzano passando per Bologna, Firenze, Monza e Aosta: è da qui che le forze dell’ordine hanno iniziato a “squarciare il velo su questo fenomeno”. A dirlo è stato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine di un incontro in Prefettura a Treviso.
Sull’ipotesi di una possibile rete dietro i disordini, il Viminale lascia spazio gali accertamenti e chiarisce che “c’era sicuramente un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande”. Dietro potrebbe quindi esserci una “o più reti di dimensione nazionale”.
Nel corso delle operazioni, la Polizia ha sequestrato non solo oggetti convenzionali come telefoni cellulari, computer e altri dispositivi informatici ma armi da softair, oggetti per offendere, munizioni, armi da taglio, coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica contenente benzina e pure indumenti per il travisamento come passamontagna.
Sono poi stati rinvenuti anche capi rubati nei negozi nel corso dei saccheggi.
