Dalle aule sovraffollate alle barricate, dagli appelli per una scuola migliore agli incendi e agli scontri con la polizia. In Francia la protesta dei liceali è rapidamente uscita dai confini della rivendicazione scolastica, mostrando subito il suo vero volto. Una nuova emergenza di ordine pubblico dietro cui si nasconde una chiara regia che ha le sue radici nelle manifestazioni ProPal, nella rabbia delle seconde generazioni di stranieri che spesso segue la propaganda dell’Islam radicale cresciuta nelle banlieue francesi.
Intanto in Italia il segretario della Cgil Maurizio Landini, intervenendo a Genova sulla rimozione dello striscione «Qui nessuno è straniero» dalla scuola Daneo, non ha perso l’occasione di soffiare sul fuoco, auspicando che nei prossimi giorni aumentino le forme di protesta. È dovuto intervenire il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che lo ha accusato di «mistificare» il contenuto del decreto sulla scuola e di contribuire a creare «un clima di pericolosa tensione politica».
In Francia tutto era cominciato con una protesta dagli obiettivi circoscritti: classi troppo affollate, carenza di insegnanti, docenti non sostituiti, edifici scolastici inadeguati e difficoltà nell’organizzazione della didattica. Il primo focolaio è stato il liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia sud-est di Parigi.
Da lì la mobilitazione si è estesa alla banlieue parigina e poi ad altre città del Paese.
È soprattutto nelle periferie che il disagio scolastico si è saldato con una pericolosa rivolta sociale che il governo Lecornu e il presidente Macron da tempo sottovalutafano benissimo una situazione d’emergenza. Sono circa 2.600 i fermi effettuati complessivamente: 1.949 soltanto nella giornata di giovedì, ai quali si sono aggiunti altri circa 600 ieri mattina. Sono invece 305 gli agenti feriti negli scontri. Il bilancio comprende anche 65 dipendenti scolastici feriti, tra cui 40 dirigenti scolastici, e 170 studenti rimasti coinvolti negli episodi di violenza.
Pesante anche il bilancio per gli edifici. Sono oltre 100 le scuole danneggiate tra vandalismi, incendi agli ingressi e devastazioni. Circa 400 istituti sono rimasti chiusi a causa delle proteste e dei blocchi.
Sul movimento pesa inoltre il clima politico che attraversa da mesi la Francia. Le proteste si sono sviluppate in un Paese nel quale le manifestazioni pro-Palestina hanno portato ripetutamente nelle piazze migliaia di persone.
Questo aiuta a comprendere il clima nel quale la mobilitazione si sta sviluppando. Il governo ha puntato il dito anche contro la sinistra radicale de La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, accusandola di aver alimentato la protesta. L’accusa è stata respinta dalla sinistra, ma è innegabile che a fomentare i disordini siano antagonisti di sinistra vicini ai movimenti ProPal più radicali. Intanto il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto di valutare la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni, dimostrando di non aver compreso la vera natura di ciò che si trova a dover fronteggiare.
In questo quadro si inserisce chi vede con favore le proteste anche nel nostro Paese. A Genova Landini ha definito «pericoloso e sbagliato» il provvedimento del governo sulla scuola e ha dichiarato di augurarsi che «nei prossimi giorni aumentino queste forme di protesta», sostenendo che si tratterebbe di una difesa della Costituzione. Valditara ha replicato parlando di «gravi dichiarazioni» e di «mistificazione».
Secondo il ministro, il decreto punta anche a evitare la formazione di ghetti scolastici e a rafforzare l’integrazione degli studenti stranieri, garantendo contemporaneamente agli studenti italiani contesti adeguati al successo formativo. Per Valditara presentarlo come un attacco ai ragazzi stranieri crea una contrapposizione artificiale.
Infine, non poteva mancare Ilaria Salis. L’eurodeputata di Avs, dopo aver esultato per quanto sta accadendo in Francia, è arrivata ad auspicare «una mobilitazione di questa portata anche in Italia».
