Il 28 settembre la procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini alla difesa di Andrea Sempio, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti. Il capo di imputazione a carico del 38enne “resta invariato”, mettono nero su bianco i pm nel comunicato diramato ieri pomeriggio: omicidio aggravato dalla crudeltà nei confronti della vittima. I legali dell’indagato hanno a disposizione 20 giorni di tempo per produrre delle contro-deduzioni, prima di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio per l’assistito.
L’impronta 33
Tra gli elementi su cui si basa la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco c’è la cosiddetta “impronta 33”, ovvero la traccia palmare di una mano destra evidenziata sul muro della tavernetta in cui venne rinvenuto il corpo senza vita di Chiara Poggi. Secondo i consulenti della procura di Pavia non vi sono elementi “nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche” sul reperto. Dunque, per gli inquirenti l’impronta resta attribuibile ad Andrea Sempio, com’era già stato stabilito all’esito delle consulenze svolte nel 2025. All’epoca delle prime indagini, nel 2007, l’intonaco fu grattato alla ricerca di sangue, ma il Combur test diede esito negativo. Un nuovo esame sperimentale, disposto dalla procura successivamente alla chiusura delle indagini dello scorso maggio, avrebbe appurato che il reperto non restituisce tracce ematiche “a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alcalino nell’intonaco”. In buona sostanza, non si può escludere che l’impronta fosse insanguinata.
La suola a pallini
A carico del 38enne vi sarebbe anche un altro elemento indiziario, ovvero l’impronta a pallini delle scarpe marca Frau numero 42 evidenziate sulla scena del crimine. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo, alla quale la procura ha affidato una nuova consulenza tecnica sul reperto, avrebbe concluso che “sotto il profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente la larghezza e il volume del piede”. Questo vuol dire, in estrema sintesi, che l’impronta potrebbe essere compatibile con il piede di Andrea Sempio. La difesa, invece, sostiene che il giovane abbia sempre calzato il numero 44.
Stasi e il sangue sui pedali
Per quanto riguarda Alberto Stasi, dal comunicato di ieri si apprende che due test eseguiti nel 2007 nei laboratori dei Ris di Parma sul campione raccolto dai pedali della bicicletta Umberto Dei in uso all’epoca al giovane avrebbero dato esito negativo: non c’era il Dna di Chiara, come invece è stato stabilito nella sentenza definitiva di condanna. Sta di fatto che non vi è traccia del presunto “doppio negativo” agli atti del processo a carico dell’ex studente bocconiano, gli inquirenti lo avrebbero scoperto a novembre del 2025, quando cioè sono stati acquisiti i dati grezzi (raw data). Pertanto il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, vuol vederci chiaro e ha chiesto “chiarimenti” agli “appartamenti al Ris di Parma dell’epoca”.
