Ci siamo purtroppo abituati alla scomparsa di antichi mestieri come l’arrotino, il lattaio, il riparatore di radio o il maniscalco. Questo non vuol dire però che l’artigianato sia scomparso. Anzi, i giovani tornano a interessarsi ai mestieri di una volta, sostituendoli con le nuove eccellenze produttive, che sono anche un redditizio investimento per il futuro.
Il lavoro con le mani resta, quindi, ma non può più prescindere da macchinari che si evolvono e che sono al passo con il tempo.
A mettere tutto nero su bianco è la Cna di Roma, che in occasione dei suoi 80 anni di storia ha presentato ieri alcuni numeri sulla formazione che riguardano proprio le nuove generazioni. Ragazzi che hanno bisogno di imparare e che si affacciano presto a questo mondo, fin dai 14 anni, per poi specializzarsi grazie ai corsi offerti. I nuovi mestieri legati all’artigianato non dimenticano del tutto il passato ma lo “riorganizzano” in base alle nuove esigenze.
Per esempio, l’artigiano della stampa 3D, che progetta e realizza oggetti, componenti industriali e protesi medicali tramite la stampante 3D.
Oppure il liutaio 2.0, che crea strumenti musicali e impianti audio combinando legni ed elettronica avanzata.
Ancora, il sarto digitale, non più solo ago e filo, ma “body scanning” con macchinari d’avanguardia, o l’installatore domotico, in pratica l’evoluzione dell’elettricista specializzato in assistenti vocali.
E che dire del tecnico meccatronico, specializzato in e-bike, monopattini elettrici e cargo-bike? Sarebbe forse riduttivo chiamarlo, semplicemente, meccanico. Come anche l’elettrauto si sta facendo sostituire sempre più spesso da questo meccatronico perché non è specializzato in centraline e nei complessi sistemi di software delle auto elettriche e ibride, che si diffondono a macchia d’olio nelle città “strozzate” dal traffico delle macchine a benzina o diesel.
L’artigianato “new generation” si diffonde grazie anche alla presenza di studenti stranieri, che rappresentano ormai il 20-25% del complesso giovani artigiani. Quando crescono si strutturano diventando veri e propri imprenditori. Le imprese straniere sono circa 15 mila (ovvero il 24% del totale), con le tre nazionalità trainanti: Romania (quasi il 50%, concentrare nel settore dell’edilizia); Cina (33% concentrate nel manifatturiero); e Bangladesh (focalizzate sul commercio al dettaglio). «L’artigianato non è un lavoro povero né di serie B - spiega Giordano Rapaccioni, segretario di Cna Roma - anzi. Si tratta di un investimento sicuro per il futuro, sul quale servono però massicce campagne di informazione».
