Giallo di Pietracatella

Giallo di Pietracatella, perquisiti gli studi di Gianni Di Vita: sequestrata la borsa della moglie

Si profila una svolta decisiva nell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia avvelenate con la ricina lo scorso Natale. Come si apprende dai canali social del Tg1, questa mattina la Squadra mobile di Campobasso diretta da Marco Graziano ha effettuato nuove perquisizioni negli uffici del commercialista Gianni Di Vita, rispettivamente marito e padre delle vittime. Al termine delle operazioni, l’uomo è stato accompagnato in Questura dagli agenti, a bordo di un’auto della polizia, per gli adempimenti relativi alla redazione del verbale di sequestro. Non risulta indagato.

Le perquisizioni

Le attività sono state condotte dai poliziotti della Squadra mobile di Campobasso e dagli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato su mandato della procura di Larino che coordina le indagini. La prima perquisizione, durata circa mezz’ora, è stata effettuata nello studio professionale di Gianni Di Vita al civico 18 di via del Risorgimento a Pietracatella, a pochi metri dall’abitazione di famiglia. La seconda perquisizione, invece, ha interessato l’ufficio di via D’Amato a Campobasso ed è stata svolta in presenza del 55enne. Dopodiché Di Vita è stato accompagnato in Questura, come da prassi in questi casi, per poi uscire poco dopo.

Sequestrata la borsa di Antonella Di Ielsi

Come si apprende da fonti investigative, nel corso della seconda perquisizione è stata sequestrata una borsa che sarebbe appartenuta ad Antonella Di Ielsi. Il condizionale è d’obbligo poiché, al momento, l’indiscrezione non è stata confermata dalle autorità competenti. La donna lavorava come come consulente del lavoro nello studio professionale del marito. Secondo quanto riferisce La Presse, la borsa era tra gli effetti personali della 50enne che “gli investigatori stavano cercando”, nell’ambito dei nuovi approfondimenti volti a ricostruire i rapporti professionali e le relazioni personali della vittima. È probabile, dunque, che si tratti di un’attività programmata.

Le analisi sui pc

Intanto, ieri pomeriggio sono stati sottoposti ad “accertamenti irripetibili” i dispositivi elettronici - un computer marca Lenovo e dieci pen drive - sequestrati nell’ufficio di Gianni Di Vita durante il sopralluogo del 31 luglio scorso. Gli specialisti della SCO (Servizio Centrale Operativo) hanno provveduto alle operazioni di copia forense e di estrazione dei dati, su richiesta della procura di Larino. L’obiettivo è quello di recuperare elementi utili alle indagini quali, ad esempio, mail ed eventuali spostamenti di cui potrebbe essere rimasta traccia sui device. Quanto al delitto, il movente ipotizzato dagli investigatori è quello passionale, ma non si escludono altre piste. Tuttavia, allo stato, l’inchiesta per duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico (la ricina ndr) procede contro ignoti. Nei prossimi giorni sono attesi i risultati delle analisi scientifiche affidate agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino sui 70 alimenti sequestrati nell’abitazione dei Di Vita. L’esito potrebbe imprimere una svolta decisiva alle indagini, avviate 9 mesi fa.

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