Multiculturalismo, odio per il Paese che ha offerto loro un futuro e l’errata convinzione di lottare dalla parte giusta del guado. Sono questi i tratti distintivi della Generazione Maranza, un disomogeneo coacervo di giovani sui quali la sinistra parlamentare ha già puntato gli occhi per scalzare, attraverso queste manifestazioni tutt’altro che spontanee, il centrodestra da Palazzo Chigi. Una definizione che, durante il corteo di ieri a Milano, è stata rivendicata con orgoglio. Alcuni manifestanti si sono arrampicati su un’insegna stradale della tangenziale, all’altezza del tratto tra Cascina Gobba e Lambrate, e hanno appeso uno striscione con la scritta «Generazione Maranza». Sotto l’insegna sono stati accesi fuochi d’artificio. L’azione si è svolta (almeno questa volta) pacificamente, senza momenti di tensione. «Ventimila studenti hanno scelto di manifestare. Abbiamo occupato le nostre scuole da Torino a Palermo, ci siamo riversati nelle piazze di tutta Italia, il 16 ottobre sotto il ministero dell’Istruzione e non potevamo non esserci anche oggi». Questo il (profondo) pensiero di una rappresentante degli studenti in testa al corteo arrivato ora in via Cavour. «Ci hanno provato a descrivere come giovani violenti, che occupano le scuole perché non hanno voglia di fare niente. La verità è che siamo giovani stanchi del futuro che ci viene prospettato, stanchi di sentir parlare di guerra, di andare a scuola con la paura che ci crolli il tetto in testa. Perché in questo paese non si trovano mai i soldi per l’istruzione e per la sicurezza dei nostri istituti. Il premier Meloni e il ministro Valditara vogliono farci credere che il nostro nemico siano i maranza, gli stranieri. Ma l’unico nostro nemico lo abbiamo chiaro in testa ed è il governo Meloni, è la guerra, è il carovita».
Da che mondo è mondo ogni movimento, dal più genuino al più artefatto, ha bisogno di un leader carismatico, di un ideologo, di un pensatore. La Generazione Maranza ha elevato a tale ruolo Youssef Siher, l’attivista Pro Pal, considerato la mente del Movimento 17 ottobre. A Milano, nel corteo promosso da Usb contro carovita e riarmo, c’è anche chi ha portato cartelli in solidarietà del 30enne scarcerato due giorni fa dal giudice meneghino Tiziana Landoni. «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove», è la frase scritta su un cartello che un manifestante porta in corteo. Si tratta di una delle locuzioni che sono state contestate a Siher. Dai megafoni poi è arrivata qualche frase in solidarietà di Siher che «è stato accusato in modo ingiusto». Un leader così empatico da essere presente, accanto ai manifestanti, pur essendo distante (fisicamente) molti chilometri. Un giovane capo con qualche problema con la giustizia, un gruppo di acerbi attivisti convinti che la massima ambizione di un rivoluzionario sia spaccare una vetrina e una serie di gruppi di poteri pronti ad usare per i propri scopi questi ragazzi. Cos’altro potrà andare storto?
