Ogni scusa è buona per scioperare e scendere in piazza. In principio era l’immaginario «genocidio» a Gaza. Tornati dalle vacanze e appena rientrati in classe, lo stato di abbandono della scuola, o presunto tale, dal momento che questa legislatura ha visto investimenti record nell’edilizia scolastica e per la prima volta nella storia la firma di tre rinnovi contrattuali del personale.
Ora si sono accorti del carovita, qualche genitore probabilmente deve aver rinviato l’acquisto dell’ultimo paio di Nike o dell’ultimo modello di iPhone. Carta jolly, ci sta sempre bene, guerra e riarmo.
Per carità, i problemi a cui aggrapparsi non mancano (anche se quasi sempre le soluzioni vaneggiate li aggraverebbero), ma la sensazione è che siamo al «piove, governo ladro».
Se le motivazioni si alternano, ci sono tre costanti in queste proteste che ne rivelano il vero volto, la vera natura. Le uniche bandiere che sventolano, non vi potete sbagliare, sono quelle palestinesi, in mezzo alle immancabili bandiere rosse. A indicare come ormai il palestinismo sia diventato il collante ideologico e insieme fattore di legittimazione di qualsiasi protesta (con relativa violenza).
Ecco il secondo elemento: la violenza, rientrata dalla finestra come strumento di lotta politica e di fatto sdoganata dal giustificazionismo che scorre a fiumi sui giornali e nei salotti televisivi dell’élite progressista. Anche ieri, purtroppo, i cortei sono stati «perlopiù» pacifici, ovvero quasi per nulla. Non sono mancati scontri, tafferugli, tentativi di forzare i cordoni delle forze dell’ordine, blocchi stradali (sì, anch’essi forme di violenza nei confronti di concittadini che si recano al lavoro o ad accompagnare i figli).
Violenza nel linguaggio oltre che nella prassi. Ormai non scandalizza più, ci siamo assuefatti alle foto di premier e ministri date alle fiamme, o esposte a testa in giù o con un buco in fronte.
Il terzo elemento ricorrente è l’esiguità della partecipazione. Vero che i cortei si sono svolti in molte città e che hanno creato allarme e disagi, ma si è trattato di poche migliaia di persone, se pensiamo che avrebbero dovuto riunire lavoratori e studenti.
Ranghi sempre più infoltiti da antagonisti e nullafacenti dei centri sociali, vecchi nostalgici e persino mamme pasionare più desiderose di sentirsi ancora giovani che ansiose per i loro figli in piazza.
Sì, qualcuno vi sta rubando il futuro. Ma i principali indiziati del furto siete voi stessi. Sveglia.
