Dopo i gravissimi scontri avvenuti sabato scorso nel centro di Milano durante il corteo «Italia in Piazza», il sindaco della città, Giuseppe Sala, non ha trovato argomento migliore che attaccare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’accusa? Secondo Sala i poliziotti in campo sarebbero stati troppo pochi e la situazione sottovalutata. «Ho visto una quantità di protestanti estremamente violenti e uno sparuto gruppo di poliziotti, messi in un angolo», ha detto il sindaco dem. Che poi ha aggiunto: «ho l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano per la gestione dell’ordine pubblico non fossero adeguate». Una sottolineatura pesante, che non sarebbe potuta rimanere senza risposta. Anche perché Sala di lì a poco avrebbe rincarato la dose: «nessuno, io per primo, ha la minima volontà di giustificare la violenza», ma «ho l’impressione che il nostro questore non sia stato dotato di forze dell’ordine sufficienti». Insomma, più agenti avrebbero potuto evitare sassaiole, incendi, feriti, saccheggi e scontri, è la tesi del sindaco.
La replica di Piantedosi non si è fatta attendere: «Dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che, secondo lui, sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo». «È - ha spiegato il titolare del Viminale - il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti». Il quale poi ha precisato - e di questi tempi a quanto pare ce n’è bisogno: «La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell’ordine» . Poi ha ribadito: una cosa« è valutare come prevenire meglio le violenze», un’altra «è spostare l’attenzione da chi le commette». «La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile».
Caso chiuso? No. Perché ieri Sala è tornato sulla polemica, replicando ancora a Piantedosi: «A Piantedosi che mi equipara alla “sinistra radical chic” dico che un po’ di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato. Pensi a fare la sua parte ed eviti gli attacchi personali. Ricordandogli che ieri ho condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano». Ma è solo nella serata di ieri, dopo gli ulteriori episodi di devastazione e saccheggi andati inscena anche ieri a Milano, che il sindaco abbandona la polemica ed esprime parole chiare sulla vicenda: «Sto vedendo in diretta quello che sta succedendo nel centro, con vetrine sfondate, negozi saccheggiati e cittadini impauriti. Voglio essere il più preciso possibile. Condanna totale rispetto a chi commette queste azioni criminali. Senza atteggiamenti comprensivi rispetto a comportamenti che lasciano poco spazio alla comprensione. In particolare per gli incidenti di oggi».
Le parole del sindaco non sono passate inosservate, scatenando reazioni nel mondo politico. «Lascia senza parole la valutazione del sindaco di Milano che cerca di attribuire la responsabilità a una asserita e inesistente carenza delle forze di polizia», ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa. «Le stesse che quando intervengono sono incredibilmente accusate di ogni nefandezza».
Alle dichiarazioni di La Russa hanno fatto eco le parole del vicepremier Matteo Salvini: «Alla luce di quanto successo alle manifestazioni sicuramente occorrerà puntare su una maggiore presenza (di forze dell’ordine, ndr) ma anche una loro maggiore libertà d’azione». «Ho fatto il ministro dell’interno e so quanto e’ difficile gestire l’ordine pubblico», ha puntualizzato ancora Salvini esprimendo ancora una volta la sua solidarieta’ a «poliziotti e carabinieri feriti, ancora oggi in ospedale». Riproduzione riservata
