Lo scontro

Meloni: no ai super stipendi delle toghe

L'annuncio: «Non firmerò il decreto per gli aumenti». L'Anm protesta

La notizia aveva fatto irruzione nella cronaca politica di questi giorni, in cui è centrale il racconto delle difficoltà che il governo sta riscontrando nel reperire le risorse per interventi fiscali e sostegno sociale alle categorie più colpite dai rincari energetici. Ebbene, il tema era questo: sulla base di due sentenze del Consiglio di Stato del 2025, ammonterebbero a circa 970 milioni di euro le risorse da destinare per arretrati e aumenti di stipendi dei magistrati. Il tema era già presente nel Dpm. Ieri, però, dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivato semaforo rosso. «Non firmerò. Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità», ha dichiarato Meloni, raggiunta telefonicamente dal direttore dell’Adnkronos Davide Desario . La premier ha spiegato così la sua posizione: «In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia».

Il riferimento è, appunto, alle risorse necessarie per fronteggiare la crisi energetica e sostenere le categorie più esposte, dagli autotrasportatori agli agricoltori, fino ai pescatori e alle famiglie. Per il solo autotrasporto servirebbero almeno 100 milioni di euro. Meloni ha comunque lasciato aperta la porta al confronto: «se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento». Subito arriva la replica dell’Associazione nazionale magistrati: «C’è stata una causa, c’è stata una sentenza, se il governo adempie bene, se non adempie o adempie in parte andremo avanti con il giudizio di ottemperanza. Noi crediamo nello stato di diritto», ha dichiarato all’Adnkronos il vicesegretario Stefano Celli. Anche l’Associazione magistrati della Corte dei conti contesta le cifre circolate, precisando che gli importi saranno «sensibilmente inferiori». Nella sua nota ricorda che gli adeguamenti sono automatici, collegati agli incrementi medi delle retribuzioni del pubblico impiego e previsti a garanzia dell’indipendenza della magistratura. «Oggi si tratta, quindi, di corrispondere componenti stipendiali previste dalla legge, che l’Amministrazione ha omesso per anni di versare», sottolinea l’associazione, che auspica un confronto sul piano tecnico e giuridico. Sostegno alla scelta della Presidente del Consiglio arriva invece dalla maggioranza. Stefania Craxi, capogruppo al Senato di Forza Italia, sottolinea: «Condivido la scelta di Giorgia Meloni di non firmare il Dpcm sugli aumenti di stipendio ai magistrati. In un momento in cui famiglie, imprese e lavoratori affrontano sacrifici e incertezze, in cui l’emergenza energetica rischia di mettere in ginocchio le nostre economie, destinare quasi un miliardo di euro a una categoria che già beneficia di trattamenti tra i più elevati del settore pubblico non può essere considerata una priorità».

Di «decisione giusta» parla da Fratelli d’Italia Elisabetta Gardini: «Una scelta compiuta in maniera realistica da chi sa di avere la responsabilità di un’intera Nazione e non la tutela di una singola categoria».

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