giustizia

Garlasco, la mossa della difesa di Sempio: “Ricorso alla Corte Costituzionale”. Che succede adesso

Conflitto con la revisione di Stasi, l’avvocato Cataliotti annuncia la strategia per il suo assistito

La difesa di Andrea Sempio si prepara a uno scontro che nella storia giudiziaria italiana non ha precedenti. Se l’udienza preliminare per l’omicidio di Chiara Poggi si aprirà mentre la condanna definitiva di Alberto Stasi è ancora in piedi, gli avvocati del 38enne di Garlasco chiederanno l’intervento della Corte costituzionale. Intanto cercano sostegno nella dottrina. Secondo la ricostruzione di Massimo Pisa su “la Repubblica”, il collegio difensivo sta raccogliendo pareri pro veritate da giuristi di primo piano, per dare forza a una tesi che finora nessun tribunale ha dovuto affrontare.

Il ricorso

L’avvocato Liborio Cataliotti, che difende Sempio con la collega Angela Taccia, lo ripete da settimane. Al quotidiano diretto da Stefano Cappellini ha detto: “Ci rivolgeremmo alla Corte Costituzionale o al legislatore”. Al “Giorno” aveva già anticipato che si creerebbe “un equivoco che, nel caso, sottoporremo alla Corte Costituzionale”. La difesa pone domande semplici da enunciare e difficili da risolvere.

Il processo

Nel nuovo processo Stasi sarebbe un semplice testimone, o potrebbe addirittura costituirsi parte civile contro l’uomo che oggi la Procura indica come possibile autore del delitto per cui lui sta scontando la pena? E la famiglia Poggi dovrebbe costituirsi di nuovo parte civile, o il risarcimento ottenuto nel primo giudizio chiude per lei la partita? Per Cataliotti l’ordine dei passaggi è obbligato. Il 12 ottobre, davanti al centro di ricerca genomica di Roma dove aveva accompagnato il suo assistito, ha dichiarato a “LaPresse” che la revisione del processo Stasi deve venire prima di un eventuale rinvio a giudizio di Sempio. Allo stesso tempo, il team dice di aspettare l’aula, perché sarà lì che finalmente si potrà discutere nel merito. Sempio, dal canto suo, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti.

Cosa succederà

A fissare l’udienza preliminare sarà Luigi Riganti, 64 anni, pavese, il magistrato più esperto dell’ufficio gip del Tribunale di Pavia. La legge gli concede cinque giorni, ma il termine non è perentorio. Il fascicolo che gli hanno trasmesso il procuratore aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza è voluminoso, e studiarlo richiederà con ogni probabilità diverse settimane.

La prudenza chiesta dai legali di Sempio, riferisce “la Repubblica”, troverebbe ascolto anche in una parte del Tribunale di Pavia. Nessuna norma la impone, ma ragioni di opportunità sì: riaprire il caso da capo, quasi vent’anni dopo, eviterebbe il cortocircuito di due verità giudiziarie in conflitto sullo stesso delitto.

Sul fronte opposto si muovono i difensori di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che stanno preparando l’istanza di revisione. Contano sugli elementi raccolti dalla Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone e sui risultati delle indagini difensive condotte negli ultimi mesi lontano dai riflettori. A fine settembre De Rensis, entrando nel palazzo di giustizia di Pavia, aveva definito “devastanti” le ultime rivelazioni: “Non vedo proprio Alberto Stasi sulla scena del crimine”. Bocellari aveva indicato l’obiettivo senza giri di parole: “tirar fuori dal carcere Alberto Stasi il prima possibile”.

I nuovi elementi

Gli argomenti su cui la difesa costruirà l’istanza sono quelli emersi dalla nuova inchiesta. C’è l’impronta 33 sul muro accanto al corpo, che secondo gli accertamenti non corrisponde alla mano destra di Stasi. C’è il Dna trovato sotto le unghie della vittima, che nell’incidente probatorio la perita Denise Albani ha escluso essere compatibile con il suo. E ci sono le presunte omissioni del Ris di Parma: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nel 2007 il reparto non avrebbe reso note analisi favorevoli all’allora fidanzato di Chiara.

Le istanze di revisione andranno alla Corte d’Appello di Brescia, dove a occuparsene sarà l’avvocato generale Domenico Chiaro, destinato con ogni probabilità a diventare procuratore generale dopo la nomina del titolare, Guido Rispoli, alla guida della Procura di Verona. Resta da capire se alla richiesta della difesa se ne affiancherà un’altra. Anche la Procura generale di Milano ha ricevuto le consulenze e gli accertamenti degli inquirenti. La procuratrice generale Francesca Nanni e la sostituta Lucilla Tontodonati li stanno esaminando: la loro decisione è attesa a breve, e potrebbe pesare sui tempi di tutta la vicenda.

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