Dopo 18 mesi di indagini, l’inchiesta “bis” sul delitto di Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio con l’accusa di omicidio aggravato da crudeltà e premeditazione, è ufficialmente chiusa. Non solo. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, i magistrati diretti dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone ritengono che Alberto Stasi, sia stato “condannato ingiustamente” a 16 anni per il delitto e che “la sua innocenza fosse già evidente dal 2007”, scrive il giornale di via Solferino. “I carabinieri dei Ris di Parma agli ordini del generale Luciano Garofano sapevano che il Dna sui pedali della bicicletta di Stasi era negativo, ma nascosero i risultati”, mettono nero su bianco gli inquirenti. Si tratta di una rivelazione a dir poco clamorosa che, se fosse confermata, aprirebbe nuovi scenari anche per l’ex studente bocconiano in previsione di un’eventuale revisione del processo.
Il sangue sui pedali
Il materiale “altamente cellulato” rinvenuto sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi nel 2007, inizialmente ricondotto al sangue di Chiara Poggi, costituisce uno dei sette elementi indiziari sui quali si fonda la sentenza di condanna emessa nei confronti dell’allora 24enne. Tuttavia, sulla scorta di quanto emerso in queste ore, sembra che nei giorni precedenti al fermo del giovane i test effettuati sulla bicicletta avrebbero dato esito negativo: né l’ispezione con luminol né il cosiddetto Combur test avrebbero evidenziato la presenza di tracce ematiche sul mezzo. I RIS di Parma procedettero quindi a due campionamenti sui pedali, poi raccolti in un unico campione. I genetisti effettuarono successivamente l’estrazione e la quantificazione del Dna presente nel campione. Il primo tentativo non consentì di ottenere un risultato utile e fu pertanto considerato negativo. Tre giorni dopo, i RIS eseguirono un secondo tentativo di quantificazione. Questa volta l’esame restituì un risultato inatteso: furono rilevati 2,78 nanogrammi di Dna, una quantità significativa. Il profilo genetico ottenuto venne quindi ritenuto dagli investigatori dell’epoca attendibile e “perfettamente sovrapponibile” con quello di Chiara Poggi.
Le novità
Dalla nuova inchiesta emerge, però, una novità importante. Sembra che, il giorno successivo all’ultimo test, qualcuno ripeté per due volte l’esame nei laboratori del Ris di Parma: l’esito fu negativo in entrambi i casi. Tuttavia non vi è alcuna traccia di quegli accertamenti agli atti dell’inchiesta che portò alla condanna di Stasi né la procura venne mai informata. Decisivi sono stati i “dati grezzi” di cui sono entrati in possesso i Ris a novembre del 2025. Dai “registri” delle macchine di laboratorio utilizzate per eseguire i test, infatti, sarebbero emerse tracce delle due “contro-analisi” col doppio negativo. A maggio di quest’anno, la difesa di Alberto Stasi, ha dato mandato ai genetisti Ugo Ricci e Pasquale Linarello di fornire “possibili spiegazioni a quei due risultati”, scrive il Corriere della Sera. E lo stesso hanno fatto i pm di Pavia con i propri consulenti. Tra le ipotesi al vaglio è che quei 2,78 nanogrammi fossero frutto di un errore di registrazione o uno scambio di provette. Certo è che quel dato si rivelò decisivo per il fermo dell’ex studente bocconiano che ora, sulla scorta di quanto emerso, può auspicare una revisione del processo. Per Andrea Sempio si profila, invece, la richiesta di rinvio a giudizio. I suoi legali hanno a disposizione 20 giorni dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (415) per esaminare gli atti, presentare memorie difensive, depositare le proprie consulenze tecniche o chiedere un interrogatorio dell’assistito.
