Francesco Simeone ha 63 anni, molti dei quali passati nella comunità pentecostale «zaccardiana» del suo paese, in provincia di Avellino. Nato in una famiglia «salvata» è entrato ufficialmente nel culto ultra-conservatore a 20 anni e ne è uscito in modo drammatico dopo 16. In questa intervista racconta perché, a suo dire, la chiesa fondata da Domenico Zaccardi è caratterizzata da derive settarie.
«È la comunità di mio nonno, poi di mio padre, conosciuta negli anni Cinquanta nell’Avellinese. Ci sono nato dentro e mi sono battezzato nel 1983. Già da ragazzo sentivo che qualcosa non andava. Per me è una setta ma l’ho capito dopo esserne uscito».
Perché lo dice?
«Per le regole e il controllo, ma non solo. Per dirne qualcuna, i ragazzi non potevano giocare con quelli “del mondo” né andare ai compleanni. Dicevano che gli altri erano contaminati, peccatori che potevano infettarci con le loro idee: i parenti non fedeli si salutavano a malapena, lo stesso mio padre con i suoi fratelli si limitava a un buongiorno e buonasera. Si pregava in casa degli anziani e lì eri come sottomesso. Ogni mese riferivano a Roma i movimenti dei fedeli. Spiavano anche i figli».
Ex adepto dei pentecostali zaccardiani denuncia: “Derive settarie e controllo totale”Che cosa era vietato?
«Andare al cinema, vedere la televisione, andare al mare: chi veniva scoperto era richiamato e, se recidivo, cacciato. C’era chi teneva la tv nascosta nell’armadio... Io, dal battesimo fino alla cacciata dalla Chiesa non l’ho mai guardata. C’è il divieto di ricevere trasfusioni di sangue. Anche studiare era peccato: dovevamo restare ignoranti, senza conoscere le leggi, così non ci si poteva difendere. Mi sono fermato alla terza media. Ero falegname e solo in seguito mi sono iscritto a ragioneria, per poter fare il bidello».
Tra i cristiani pentecostali di Roma: “Non esiste perdono” - L'INCHIESTADoveva pagare un contributo fisso?
«Nessuno passa con il cestino, ma ai culti generali, ai funerali e ai matrimoni dai fedeli ci si aspettano contributi anche ingenti».
Ha conosciuto Zaccardi?
«Sì, per noi era come il Papa, da ragazzi dovevamo metterci in fila a salutarlo. Guidava una settantina di comunità in Italia e la sua parola era legge. Agli anziani della comunità si doveva obbedienza totale: erano considerati infallibili. Loro mettevano fuori dalla chiesa chi volevano, l’ho sempre vista come una dittatura».
Che cosa rischiava chi non obbediva?
«Bastava un’accusa di bestemmia o di disobbedienza, che era già peccato grave, per essere cacciati. Dicevano poi che chi andava in un’altra chiesa cadeva dalla grazia: Dio ti cancella dal libro, dicevano, perché il battesimo con loro era un patto e solo con loro ti salvavi. Alla morte di Zaccardi ci sono state lotte per la successione e varie scissioni, ma le regole non sono cambiate».
E il matrimonio?
«Ci si sposava solo tra fedeli, con la scelta monitorata dai vertici. Ho conosciuto mia moglie, romana, in un culto generale a Benevento: gli anziani si opposero perché eravamo di due località diverse e mi richiamarono alla “legge di Zaccardi”. Ho potuto sposarla solo coinvolgendo altri anziani di Roma. Decidevano anche il matrimonio».
Ha detto di essere stato cacciato. Come è successo?
«Dopo un diverbio con mio cognato sull’eredità di mia sorella fui accusato di bestemmia e di aver dato uno schiaffo a mio padre. Non era vero ma mi sottoposero al giudizio, che è un vero e proprio processo. Il mio avvenne in un paesino vicino ad Avellino e mi tennero per ore chiuso in una stanza con i bambini piccoli. Se non mi avessero tolto il cellulare all’ingresso avrei chiamato i carabinieri. Alla fine mi cacciarono. Sono sicuro che il vero motivo fu che ero tra i pochi a denunciare quelle regole assurde».
Perché non se ne è andato lei?
«Per mia moglie, che voleva educare i figli nella fede. E per paura: dicevano che chi andava in un’altra chiesa perdeva la salvezza. Dopo l’espulsione, fino al 2014, ho pregato in casa. Ora frequento una chiesa pentecostale diversa».
Che cosa succede a chi esce?
«Fanno terra bruciata. Per loro sei morto, non esisti più: preferiscono che tu stia fuori per non “infettare” gli altri... Ma io cammino a modo mio, rispondo a Dio, non agli uomini».
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