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Crans-Montana, nuova audizione di Jacques Moretti. Esplode la rabbia delle famiglie delle vittime

A dieci mesi dall’incendio che ha provocato 41 morti e 115 feriti, il proprietario del Constellation è stato nuovamente interrogato

A dieci mesi dal tragico incendio di Crans-Montana, in Svizzera, la nuova audizione oggi di Jacques Moretti - proprietario del locale devastato - ha riacceso il dolore delle vittime e dei loro cari, tra delusione, frustrazione e rabbia per le domande che restano ancora senza risposta. Un numero insolitamente elevato di vittime, familiari e parenti ha presenziato all’audizione, tenutasi come di consueto presso il campus universitario Energypolis di Sion (nel Canton Vallese). Mélanie Van De Velde Azzi, che ha riportato ustioni al volto e indossa una mascherina trasparente, ha dichiarato ai giornalisti: “Abbiamo bisogno di farci sentire e di essere presenti, tutti insieme”. La tragedia, avvenuta durante i festeggiamenti per la notte di San Silvestro, ha provocato 41 morti e 115 feriti e ha colpito principalmente adolescenti e giovani adulti, tra cui molti stranieri.

A cinque mesi dalla sua precedente deposizione, il cittadino francese Jacques Moretti - che non portava più la barba brizzolata che aveva a giugno - è stato nuovamente interrogato dalle magistrate vallesane. Questa volta, però, non c’è stato alcun confronto con la moglie Jessica, comproprietaria del locale “Constellation”, la cui partecipazione è stata esclusa a causa delle sue condizioni psicologiche. Le magistrate hanno rinunciato a convocarla dopo che una psicologa-psicoterapeuta ha segnalato un suo “stato di fragilità psichica particolarmente grave”, avvertendo dei rischi legati a un “confronto diretto” con il marito, che si trova in custodia cautelare da metà agosto con l’accusa di aver usato violenza contro la consorte. La sua assenza all’audizione ha “profondamente scioccato” le famiglie, che “la percepiscono come un atto di disprezzo”, ha riferito ai giornalisti l’avvocato Didier Elsign, legale di parte civile. L’avvocato Gilles-Antoine Hofstetter, che rappresenta alcune delle famiglie, ha dichiarato di comprendere “lo sconforto” di Jessica Moretti, pur ritenendo che esso non debba fungere da “scudo procedurale”. Bachar Fleury, 18 anni, che ha riportato ustioni sul 40% del corpo - in particolare su nuca, orecchie e mani - lamenta a sua volta l’assenza di Jessica Moretti e la lentezza delle indagini: “Questa udienza viene presa come una barzelletta. Vogliamo risposte alle nostre domande. Le famiglie che oggi non hanno ancora risposte ai loro interrogativi stanno perdendo la pazienza”, ha dichiarato ai giornalisti. Questo esasperato malcontento si è manifestato anche all’interno dell’aula: alcune vittime e i loro familiari sono intervenuti durante l’udienza per esprimere il proprio dissenso rispetto ad alcune affermazioni di Jacques Moretti. Gli avvocati denunciano inoltre la lentezza dell’iter giudiziario, sottolineando come le questioni affrontate oggi - in particolare i lavori eseguiti dai Moretti nel locale nel 2015 e le relative autorizzazioni - fossero già state esaminate diversi mesi fa.

Laeticia Brodard-Sitre, il cui figlio sedicenne Arthur ha perso la vita nella tragedia, ha sottolineato come l’udienza abbia fatto emergere “incoerenze” nelle dichiarazioni di Jacques Moretti rispetto a quanto da lui affermato nei precedenti interrogatori. “Siamo qui per i nostri figli. Non molleremo per loro. Sono qui per tutte le vittime e per tutti i feriti... alcuni hanno perso dita, orecchie, non hanno più nulla”, ha dichiarato ai giornalisti Astrid Panine, madre di Cyane, la cameriera francese deceduta nel locale. Le indagini si concentrano sulla questione della responsabilità delle autorità comunali e dei coniugi Moretti. Gli inquirenti stanno esaminando i lavori eseguiti da Jacques Moretti nel seminterrato del bar nel 2015, le autorizzazioni all’esercizio e gli aspetti legati alla sicurezza - in particolare le uscite di emergenza, alcune delle quali sarebbero risultate chiuse a chiave la sera della tragedia - nonché il materiale fonoassorbente sul soffitto, che ha preso fuoco rapidamente al contatto con le scintille di alcune candele. L’inchiesta penale coinvolge 17 persone: i coniugi francesi proprietari del bar, otto amministratori comunali (in carica o ex), tra cui il presidente di Crans-Montana, Nicolas Féraud, e sette dipendenti o ex dipendenti dei servizi comunali. Subito dopo la tragedia, i responsabili del comune hanno ammesso che, dal 2019, nel locale non era stato effettuato alcun controllo di sicurezza né alcuna ispezione relativa al rischio di incendio. Tutti gli indagati sono perseguiti per “omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo”.

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