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Bentornata Giulia, mito italiano

L’Alfa Romeo presenta la riedizione della storica berlina in uso alla polizia Nella rilancio del marchio in arrivo altri sette modelli nel giro di tre anni

ARESE Può certo definirsi epocale l'evento che, dopo troppi anni di incertezze e riflessioni, riporta finalmente alla ribalta in modo coraggioso e determinato un marchio che da 105 anni contribuisce da par suo alla storia dell'automobile. Così l'Alfa Romeo, con il lancio internazionale della Giulia e con l'inaugurazione di un imperdibile Museo, celebra il ritorno nella ristretta cerchia dei brand più amati e desiderati nel panorama mondiale. Ma perché si è aspettato tanto tempo? «La verità è che la Fiat di qualche anno fa - osserva Sergio Marchionne, a.d. di FCA - non avrebbe avuto la possibilità di un rilancio dell'Alfa Romeo per tre semplici ragioni: per l'impegno finanziario richiesto, per le capacità tecniche necessarie e per la mancanza di una rete di distribuzione a livello globale. Solo grazie alla fusione con Chrysler ed alla nascita di FCA, ci siamo riusciti, potendo contare sulla forza del settimo gruppo mondiale, sul più avanzato know-how tecnologico e su un'opportunità di vendita in ogni parte del mondo. La Giulia costituisce il punto di partenza di questo processo di ricostruzione del marchio, nel rispetto del codice genetico Alfa. Abbiamo messo sul piatto oltre 5 mld di euro di investimenti ed un aggressivo piano prodotti di cui la Giulia è soltanto la capostipite». rgio». La Giulia, in breve. La Quadrifoglio Verde, svelata ad Arese, rappresenta il top di gamma: monta un turbo benzina 6 cilindri 3.0 da 510 cv, di derivazione Ferrari.

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