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Le due linee del Quirinale sulla crisi

Le due linee del Quirinale sulla crisi

Caro direttore,
non solo nel PD, nella Lega e tra i grillini, ma anche al Quirinale ci sono due anime in questa pazza crisi d’agosto. Il contendere è su chi dovrà guidare il governo, elettorale o dell’inciucio. Sono i sussurri che aleggiano dalla cosiddetta ‘Manica Lunga’, un chilometrico corridoio voluto nel tempo dai Papi, tra i quali Clemente XII. Un collegamento interno tra il cuore operativo del Quirinale e il Capo dello Stato. Un ex Segretario generale, Gaetano Gifuni, soprannominato “parolina”, con un impeccabile vestito blu, lo percorreva in monopattino dopo aver ordinato ai commessi in livrea che venissero chiuse tutte le porte degli uffici. È da questi luoghi che escono le notizie più riservate, che oggi raccontano appunto di due visioni diverse: quella del Capo dello Stato e quella del suo primo collaboratore, Ugo Zampetti, entrambi della sinistra DC, tutti comunque schierati per riportare il PD al governo, in modo da non sciogliere le Camere fino alle prossime elezioni presidenziali del 2022. Nodo della querelle: indicare il proprio Premier “super partes”, soprattutto dopo il disastro istituzionale in Senato di Giuseppe Conte, che al Senato non si è limitato ad incensarsi ma ha attaccato a testa bassa Matteo Salvini, sperando di dimostrare, nonostante le vellutate apparenze, di essere anche lui un vero maschio alfa.

Così oggi, approfittando dell’empasse tra i partiti, il Presidente Mattarella spinge per mettere il sigillo per la prima volta su una donna Premier, possibilmente Marta Cartabia che coccola da anni, sospinta com’è da tutto il giro di professoroni, con Cassese in testa, e da prelati e costituzionalisti che ruotano attorno al Colle, mentre Zampetti, allievo prediletto di Leopoldo Elia, sta facendo carte false per spingere il suo intimo sodale, Enrico Giovannini. Quest’ultimo, campione del riciclo, si è convertito all’economia sostenibile e da febbraio 2016 è “portavoce”, termine che piace ai parlamentari grillini che si definiscono essi stessi tali, di 200 associazioni dell’ASviS, l’alleanza per l’ambiente e contro la povertà. Un elenco tanto lungo che può essere superato solo, forse, dal numero di nuove tasse che un suo eventuale governo introdurrebbe, dalla “carbon tax” alla patrimoniale.

Per non farsi mancare nulla si è messo a fare anche da ‘Uber’ a Greta Thunberg, la giovane attivista ambientalista in gita a Roma. Eppure, tanto all’Istat nel 2009, quanto nel 2011 alla Commissione per il taglio degli stipendi dei parlamentari, che ‘sfortunatamente’ ha fallito l’obiettivo e di questo i peones lo ringraziano, fu nominato da uno che le tasse le ha sempre volute abbassare: Silvio Berlusconi. Con lui, Pd e Luigi Di Maio, dunque, si porrebbero in continuità. Ma allora, perché Mattarella spinge tanto per una donna, Marta Cartabia, alla quale hanno tatticamente suggerito di smentire ogni interesse, o Paola Severino che sia? Quei pochi che ne raccolgono le confidenze dicono che sia un atto d’amore per sua moglie Marisa Chiazzese, che lui ha accudito in ospedale senza mai allontanarsi dal capezzale, che ricorda ogni sera nelle preghiere con “affetto immutabile”, come scrive nel necrologio ogni anniversario, e dalla quale quando può va a Palermo, al cimitero, per cambiare i fiori. In effetti, Mattarella in ogni circostanza ribadisce l’ammirazione per il genere femminile. Proprio recentemente ha detto, premiando e facendo commuovere le vincitrici del Premio Bellisario, che “Il beneficio che la Repubblica riceve dall’impegno protagonista delle donne è crescente ed è un contributo di straordinaria portata per la vita del Paese”. Vincerà il grande cuore di Mattarella o la trama di potere di Zampetti?

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