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Edilizia: Casse edili, con bilateralità più occupati e welfare e meno incidenti

Giornate nazionali delle Casse edili a Milano

Milano, 29 nov. (Labitalia) - Sono 115 le Casse edili in Italia alle quali sono iscritte 165.000 imprese e oltre 600.000 lavoratori. Un sistema che in dieci anni ha fornito prestazioni sanitarie per 285 milioni e prestazioni sociali per 332 milioni. Dal 2008 al 2018 le casse hanno fornito integrazioni di reddito ai lavoratori attraverso il meccanismo dell’APE e, a partire dal 2014, con il Fondo nazionale dedicato Fnape, per un valore complessivo di 3 miliardi. E ancora: le casse edili hanno rimborsato alle imprese contributi per malattie e infortuni per 645 milioni. A fare il punto, le Giornate nazionali delle Casse edili, organizzate a Milano dalla CNCE (la Commissione nazionale delle Case edili) e dalla Cassa edile di Milano, Lodi, Monza e Brianza in occasione del suo centenario.

“Che cosa sarebbe successo se non ci fosse un valido sistema bilaterale?, si chiede il presidente della Cnce Carlo Trestini sottolineando che “gli effetti della crisi sarebbero stati ancora più devastanti e probabilmente avremmo assistito a fenomeni di pauperizzazione ancora più consistenti di quelli che oggi documentano le statistiche. Quel che è certo che il dato recentemente comunicato di una spesa sociale aumentata in dieci anni del 58% sarebbe stato ben più elevato, contribuendo ad aggravare di molto i già precari equilibri finanziari del nostro Paese.”

Oltre a sostenere e a garantire un ampio spettro di prestazioni sociali e sanitarie le Casse edili svolgono anche un ruolo centrale nella difesa della legalità, attraverso l’acquisizione e l’elaborazione di dati e informazioni sull’attività di imprese e lavoratori così come nella gestione del DURC a garanzia della legalità e della regolarità contributiva. “Negli ultimi anni il numero dei Durc rilasciati dal nostro sistema bilaterale – sottolinea Francesco Sannino, vicepresidente della Cnce – è passato dai 460.264 del 2016 ai 472.541 del 2018 e ci avviamo quest’anno a superare i 500.000. E’ compito delle parti sociali e di chi crede nella Bilateralità garantire condizioni di lavoro migliori e una gestione dei cantieri in grado di facilitare anche l’organizzazione produttiva da parte delle imprese”.

Il sistema bilaterale edile si caratterizza da sempre per svolgere, altresì, un’attività capillare a sostegno della sicurezza. Secondo i dati Cnce-Edilcard su un campione di circa 209.000 operai iscritti al sistema bilaterale edile l’incidenza di infortuni nel 2017 è stata pari a 0,054 contro il dato Inail calcolato su un totale di 1.310.000 lavoratori del settore allargato Costruzioni del 2,508. Molto più basso, circa la metà, risulta anche il dato relativo agli infortuni mortali: 0,004 nel caso del sistema Cnce, contro uno 0,007 a livello nazionale.

Nel corso del convegno è stata anche presentata una fotografia del mercato dal punto di vista di chi lavora nel settore: secondo l’Osservatorio della Cnce tra l’ottobre 2018 e il settembre 2019, rispetto allo stesso periodo precedente (ottobre 2017 – settembre 2018) il numero delle ore lavorate è aumentato del 4,14%, passando da 547 milioni e 383 mila ore a oltre 570 mila. Così come è cresciuta del 4,6% anche la massa salari.

La struttura dell’occupazione rilevata dalla banca dati APE/Cnce nel 2018 evidenzia, su circa 500 mila lavoratori iscritti alle Casse edili, una maggioranza di operai comuni di poco superiore al 40% che con gli operai qualificati sfiorano il 70%. Gli operai specializzati rappresentano il 20,5% del totale, ai quali va aggiunto un 6,4 % di operai collocati a livelli più elevati così come previsto dai differenti contratti collettivi nazionali di settore.

La presenza femminile in edilizia, in ambito operaio, è minima sfiorando lo 0,3% con poco più di 1300 lavoratrici, presenza femminile che sale a oltre il 40% se si considera invece l’occupazione relativa agli impiegati amministrativi, tecnici e quadri, rilevabile attraverso i dati della Banca dati Prevedi (ente previdenziale di settore).

Gli operai stranieri sfiorano oggi il 30% con un’incidenza di operai comuni e qualificati molto più alta della media: 82,2%.

Mentre i giovani sotto i 25 anni sono solo il 6%, di cui 717 giovani apprendisti sotto i 18 anni di età. Gli operai con più di 55 anni sono il 17,8% di cui poco meno della metà con oltre 60 anni. La fascia d’età più consistente pari al 45% del totale riguarda lavoratori con un’età che varia dai 26 ai 45 anni a cui si aggiunge 30,6% di operai tra i 46 e i 54 anni.

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