General

Destiny, la rivoluzione videoludica ha inizio

Il videogioco più atteso dell'anno è arrivato

Destiny è finalmente arrivato sia sulle console next gen (Xbox One e PlayStation4) che su quelle di "vecchia" generazione (Xbox 360 e Playstation3). L'accoglienza per il titolo è stata più che calorosa, segnando un record di vendite nel settore: ben 500 milioni di dollari guadagnati in un giorno (qui la news). Lo shooter in prima persona targato Activision e Bungie quindi non è più una fantasia e si appresta a diventare un brand rivoluzionario che, a detta degli sviluppatori, accompagnerà gli appassionati per dieci anni, trasformandosi in una serie incredibile. Prima di proseguire, quindi, è giusto dire che Destiny non va interpretato e giudicato esclusivamente per quello che è, bensì per il ruolo che rappresenta e per che cosa diventerà col passare del tempo. Il titolo infatti non è un punto d'arrivo, ma un nuovo inizio verso qualcosa che, crescendo col passare degli anni, potrà diventare una delle saghe più importanti nel panorama videoludico contemporaneo. Ma veniamo all'analisi di questo piccolo capolavoro.   La storia di Destiny è ambientata in un universo dove la razza umana si sta riprendendo da un conflitto che ha visto il Viaggiatore, una gigantesca reliquia fluttuante di forma sferica, che ha infuso potere e conoscenza agli uomini, sacrificarsi come ultimo baluardo contro le forze oscure. Nello scontro quest'entità benigna è rimasta gravemente ferita, e la sua energia va lentamente diminuendo. Starà al giocatore far si che il Viaggiatore sopravviva fermando l'avanzata delle forze del male che minacciano la terra e il nostro sistema solare. I guardiani della torre che sovrasta l'ultimo avamposto sicuro della civiltà hanno il compito di esplorare lo spazio per recuperare i pezzi del Viaggiatore e riportarlo all'antico splendore. In Destiny ognuno veste i panni di un guardiano e l'universo social creato ne è la riprova. Non c'è un protagonista, ce ne sono tanti, diversi ai fini della giocabilità, ma indistinti da quello della narrazione che è affidata a un pugno di filmati attraverso il motore di gioco. Questi mettono insieme una serie di missioni per raggiungere posti meravigliosi, come quasi tutti quelli che si incontrano sui quattro pianeti esplorabili, e che si concludono con un epilogo non troppo emozionante, ma che lascia presagire che questo è solo un primo assaggio e che il gioco ha tutte le carte in regola per evolversi in una saga dal potenziale davvero incredibile. Destiny non va considerato come un semplice FPS, ma nemmeno un MMO. Non è un titolo massivo ma è una spanna sopra al multiplayer tradizionale. Destiny si colloca in un settore unico che sicuramente rappresenta la tanto attesa rivoluzione del gaming.   Iniziando la propria avventura con Destiny la prima cosa da fare è scegliere una fra le tre razze presenti, il sesso e la tipologia di combattente che si vuole creare. La scelta è fra Titano, una sorta di "tank" che si può gettare nella mischia grazie alla forze e alla resistenza, Cacciatore, uno specialista degli attacchi a sorpresa e dalla lunga distanza e Stregone, ovvero il classico mago di turno con un'abilità di recupero notevole. Una volta creato il proprio alter ego virtuale ci si tufferà nell'avventura vera e propria e, dopo aver compiuto il prologo, ci si renderà conto della componente social del titolo man mano che si prosegue nella campagna. In ogni mondo esplorabile sarà possibile vedere altri giocatori alle prese con l'avventura, socializzare, formare una squadra o procedere come un lupo solitario ignorando tutti. Anche in quest'ultimo caso il divertimento è assicurato dato che nelle zone esplorative il respawn dei nemici è illimitato. Nonostante la trama non goda di particolare originalità e nonostante le missioni siano piuttosto somiglianti l'un l'altra, la vera forza del titolo di Bungie è data dallo sviluppo del personaggio. Uccidendo, compiendo specifici incarichi, scoprendo scrigni segreti, giocando partite competitive ed affrontatndo le missioni ad un livello di difficoltà maggiore, il giocatore potrà trovare nuove armi e pezzi di armatura da indossare, diventando sempre più potente. Arrivati al massimo livello poi, il 20, entra in gioco la luce, ovvero un elemento presente nei componenti dell'equipaggiamento che consentirà agli eroi di raggiungere il limite di esperienza 30. Per apprezzare pienamente il titolo Bungie bisogna sentire un certo trasporto verso un'impalcatura ruolistica di questo tipo, fortemente orientata alla meticolosa ripetizione degli stessi compiti e delle stesse missioni, portata avanti con fede incrollabile alla ricerca di armi e armature esotiche, tesori rari che cadono dai corpi martoriati dei nemici, ricompense di fine quest.   Tutto questo è stato fatto per affrontare la storia a livelli di difficoltà maggiore e competere nel Crogiolo, ovvero l'area multiplayer competitiva di cui parleremo qualche riga più in basso, con un equipaggiamento più competitivo. In Destiny, la fine del gioco si raggiunge in circa venti ore di avventura, portando il proprio personaggio a livello 20 e sbloccando di fatto tutte le missioni, le playlist e le modalità del Crogiolo. Si tratta però di un Endgame a metà. Un po' perché ognuna delle tre classi disponibili sblocca una specializzazione, che cambia in maniera radicale l'approccio al gioco, un po' perché sugli oggetti rari compare il nuovo parametro - “Luce” - che può alzare il livello fino a 30. Inoltre i compiti da svolgere e le sfide settimanali vengono aggiornate continuamente, proponendo un approccio diverso a quello che si è già fatto. In ogni caso che si decida di intraprendere una nuova via o di continuare a sbloccare abilità per quella di base, si sarà comunque impegnati a rifare più e più volte le stesse missioni, o magari gli Assalti infilati in apposite Playlist che permettono di giocarli in sequenza. Questa ripetizione quasi ossessiva è considerata da molti una sorta di peccato mortale di Destiny, ma rappresenta a conti fatti la “coda” di un'esperienza che cresce molto bene nelle prime ore di gioco e raggiunge solo alla fine questo apparente immobilismo. In verità nell'approcciarsi alle missioni eroiche (in cui non c'è il contatore per il respawn e bisogna essere per forza resuscitati da un compagno), oppure alle quest di livello over-20, si avverte sempre lo stimolo di una sfida avvertibile e solida. La voglia di far sviluppare il proprio personaggio diventa l'elemento prevalente e quindi la ripetitività dei capitoli della "campagna" crolla inesorabilmente al secondo posto. Bisogna però stare attenti a voler fare l'eroe a tutti i costi: selezionare missioni di livello troppo alto rischia di intrappolare il guardiano in estenuanti prove di endurance che lo terranno ore ed ore inchiodato ad un boss troppo potente e impossibile da eliminare.   Parlando di multiplayer competitivo invece, il famoso Crogiolo, rappresenta il cuore pulsante della nuova produzione Bungie e diventa uno step quasi obbligatorio per riuscire anche ad accedere ai livelli Leggendario ed Eroico delle modalità PvE da fare in cooperativa. E questo costituisce una vera e propria novità. In quest'ottica Destiny è molto più legato a Xbox Live e PlayStation Network di quanto non faccia intendere l'obbligo di essere connessi per poter giocare anche in solitaria. Il Crogiolo offre cinque modalità di gioco: dal Controllo, che è una divertente variante di Re della Collina, in cui le basi conquistate fanno moltiplicare i punti necessari per vincere una partita, al Recupero che vede due team di tre persone impegnate a prendere obiettivi nelle circa dieci mappe a disposizione, passando per il tutti contro tutti e i team deathmatch da tre o sei giocatori per squadra, per un totale di dodici guardiani contemporaneamente in partita.   Ma alla luce di quanto detto sopra la domanda sorge spontanea: come sono bilanciati i guardiani in modalità competitiva se ogni arma ha un potenziale differente? Ebbene questo è possibile perché ad essere diversi sono solo il tipo di abilità sbloccate per ogni classe e non l'equipaggiamento che viene automaticamente portato alle statistiche base per tipologia d'arma e armatura. Ad esempio un livello 23 luce ha le stesse possibilità di uccidere di un livello 7. A mutare è solo il tipo di potere sviluppato lungo l'albero delle abilità delle tre classi, ed è proprio nel multiplayer che si vede quanto queste siano differenziate, con una predominanza dei Titani nel numero di uccisioni, soprattutto ai bassi livelli, ma con un riemergere di Cacciatori e Stregoni nelle mappe che richiedono più strategia o spazi più ampi per le armi dalla lunga gittata. Per quanto riguarda le mappe, queste si rivelano ambientate sui diversi pianeti già visitati nella modalità storia: la Terra, Marte, la Luna e Venere ospitano ambientazioni, come accennavamo, di dimensioni contenute, anche per la necessità di accogliere adeguatamente un massimo di 12 giocatori e al tempo stesso ospitare anche modalità caratterizzate da un numero inferiore di partecipanti. Pur senza mai stupire per design tattico e concettualizzazione, le mappe si sono rivelate tutte molto funzionali strategicamente parlando, e soprattutto disegnate per sfruttare al meglio la verticalizzazione. In assenza di episodi di evidente lag, e supportato da un matchmaking piuttosto rapido, il comparto multigiocatore di Destiny resta un sogno per chi si sente orfano della trilogia originale di Halo, ma più in generale una proposta solida e con un suo carattere deciso, in grado di funzionare perfettamente come contenuto endgame per chi raggiunge il “level cap” e vincere pezzi di armatura con l'elemento luce. Di grande qualità la giocabilità e il livello di controllo delle armi, sempre precise, e quello delle abilità speciali, attivabili attraverso la pressione di due pulsanti contemporaneamente. Possiamo tranquillamente affermare che l'esperienza di Bungie in questo settore si è fatta sentire.   Dal punto di vista tecnico, il titolo colpisce per la notevole pulizia del comparto grafico che non rinuncia a effetti avanzati in termini di particellari e illuminazione. Il filtro anti-aliasing pulisce a dovere i contorni, limitando molto le scalettature. Le texture poi, presentano nel complesso una qualità sopra la media, ed è veramente difficile trovarne in bassa risoluzione. Al di là dei singoli dettagli, quando l'impianto poligonale ottimamente modellato incontra lo spettacolare design proposto dagli artisti di Bungie, qualunque considerazione tecnica lascia spazio per una sincera ammirazione per il traguardo raggiunto. Questa è davvero la next-gen. Il gioco scorre via fluido e senza alcun tipo di tentennamento, nemmeno nelle fasi più concitate dell'azione, offrendo un'ottima pulizia d'immagine. Perfino i server hanno retto in modo egregio il contraccolpo del lancio massiccio, rivelandosi stabili e veloci. Come sempre nei casi di un kolossal di questa portata, l'accompagnamento musicale è davvero splendido, in certi casi epico. Questo è stato realizzato, per l'ultima volta, dal veterano Marty O'Donnell con la partecipazione di Paul Mccartney dei Beatles, che prima di lasciare Bungie ha creato una serie di composizioni che aiutano a completare un'esperienza tra le più belle di questo 2014. Di altissimo livello anche il doppiaggio in Italiano che non sbaglia mai un accento o la pronuncia, rendendo il tutto davvero sempre più credibile. Tirando le somme, in molti si staranno chiedendo: ma Destiny è davvero un titolo rivoluzionario o no? La risposta è si, a patto che si sia disposti ad accettare una componente ruolistica predominante, che non si cerchi una trama profonda e una narrazione ricercata. Il titolo di Bungie è rivoluzionario perché introduce i giocatori in un nuovo universo che sta a metà nel limbo degli sparatutto, dei giochi di ruolo e degli hack and slash. Destiny, come già detto sopra è un trampolino di lancio verso un futuro del gaming nuovo, verso nuove esperienze e verso nuovi fantastici scenari tutti da giocare.   GIUDIZIO GLOBALE: GRAFICA: 9,5 SONORO: 9 GAMEPLAY: 9 LONGEVITA': 9 STORIA: 9 VOTO FINALE: 9

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.