Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Usa, Trump spiana l'Europa sulle Big Tech: "Chi mette la web tax pagherà dazi del 100%"

Foto: Lapresse

Andrea Riccardi
  • a
  • a
  • a

Donald Trump torna ad alzare il livello dello scontro con i Paesi che applicano una tassa sui servizi digitali alle grandi aziende tecnologiche americane. Dopo aver definito nei mesi scorsi le web tax europee una forma di "estorsione" ai danni delle imprese statunitensi, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato un nuovo avvertimento: qualsiasi Stato che deciderà di introdurre o mantenere un'imposta di questo tipo sulle società Usa rischierà dazi del 100% su tutte le esportazioni dirette verso il mercato americano. L'annuncio è arrivato con un messaggio pubblicato su Truth Social, nel quale Trump sostiene che diversi Paesi europei starebbero valutando nuove digital tax e che alcuni sarebbero ormai vicini all'approvazione.

 

 

In quel caso, ha assicurato il presidente americano, le tariffe scatterebbero immediatamente e avrebbero priorità rispetto a qualsiasi altro accordo commerciale, sia esso già in vigore o soltanto sottoscritto. Una posizione che conferma la linea della Casa Bianca contro quelle che Washington considera misure discriminatorie nei confronti delle aziende tecnologiche statunitensi. Tra i Paesi interessati c'è anche l'Italia, che nel 2025 ha incassato circa 637 milioni di euro dalla web tax. Dopo il colloquio alla Casa Bianca tra Giorgia Meloni e Trump, Roma aveva manifestato la disponibilità a favorire un quadro fiscale "non discriminatorio" per i servizi digitali, formula interpretata come un possibile segnale di apertura verso una revisione dell'imposta.

 

 

Al momento, però, la normativa italiana è rimasta invariata e resta da capire quale potrà essere la posizione del governo dopo il nuovo affondo del presidente americano. L'iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella strategia commerciale dell'amministrazione Trump. Già nei primi mesi del secondo mandato, infatti, la Casa Bianca aveva incaricato lo U.S. Trade Representative di riaprire le indagini sulle digital tax introdotte da diversi Paesi, tra cui Italia, Francia, Spagna, Austria, Regno Unito, Turchia e India. Quei procedimenti erano stati sospesi nel 2021 per consentire i negoziati dell'Ocse sulla riforma della tassazione delle multinazionali, ma con lo stallo del progetto e il progressivo disimpegno degli Stati Uniti, Washington sembra ora intenzionata a utilizzare nuovamente la leva dei dazi come strumento di pressione nei confronti dei partner commerciali.

Dai blog