Iran-Usa, oggi al via i colloqui di persona in Svizzera. Nucleare, Libano e fondi: i temi bollenti
Inizia oggi al Burgenstock, hotel sul lago di Lucerna, nel cuore della Svizzera, il primo ciclo di colloqui tra Iran e Stati Uniti per porre fine al conflitto che nei mesi scorsi aveva portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, con pesanti conseguenze sull'economia mondiale. È da poco atterrato nella confederazione elvetica il vicepresidente Usa, J.D. Vance, che prima di partire per l'Europa ha dichiarato ai cronisti di auspicare "progressi sulla questione nucleare e sul cessate il fuoco in Libano, i due temi principali su cui ci concentreremo". L'ultimo cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah è rimasto, ancora una volta, solo teorico e, mentre gli attacchi di Tel Aviv continuano a mietere vittime nel Sud del Paese dei cedri, Teheran ha richiuso lo Stretto come rappresaglia. Quanto al nucleare, Axios sostiene che Washington sia pronta a sbloccare parte dei fondi congelati della Repubblica Islamica se quest'ultima consentirà l'accesso ai siti di arricchimento dell'uranio agli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica.
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Vance si unisce così agli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, che erano già nella località elvetica per occuparsi di "alcuni aspetti tecnici" dei negoziati. Che "tecnici" saranno i connotati dei colloqui di oggi è stato confermato anche dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, giunto al Burgenstock insieme al capo negoziatore di Teheran, il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, e al governatore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati. È giunta in Svizzera anche la delegazione del Pakistan, Paese mediatore, capeggiata dal capo dell'esercito, Asim Munir, e dal primo ministro, Shehbaz Sharif. È prevista inoltre la presenza di rappresentanti del Qatar, altra nazione coinvolta nei negoziati. Il memorandum d'intesa firmato mercoledì da Iran e Usa prevede 60 giorni di colloqui per raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano e sulla revoca delle sanzioni contro la sua economia.
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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghai, ha avvertito ieri gli Stati Uniti che il protocollo sarà "in pericolo" se le sue clausole non verranno attuate rapidamente, a partire dalla tregua in Libano, dove continuano gli scontri tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah. Il presidente americano, Donald Trump, ha minacciato da parte sua di imporre un pedaggio sullo Stretto di Hormuz se, trascorsi i 60 giorni, non verrà trovata un'intesa. I media israeliani riportavano ieri sera che il primo ministro dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, avesse dato ordine alle sue forze di sospendere gli attacchi. Tuttavia il ministero della Salute di Beirut stamane ha riferito di nuovi raid che hanno causato almeno sette morti nel Sud.
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