Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Spagna, il premier socialista Sanchez nei "guai". La moglie rinviata a giudizio per corruzione

Foto:  Ansa 

Angela Bruni
  • a
  • a
  • a

Il giudice Juan Carlos Peinado ha ordinato il rinvio a giudizio di Begogña Gómez, moglie del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Le è stato anche confiscato il passaporto e proibito di lasciare il Paese. Dovrà comparire in tribunale due volte al mese. Questa misura senza precedenti nella recente storia spagnola è stata adottata su richiesta dei pubblici ministeri. Peinado ha imposto le stesse misure anche a Cristina Álvarez, consigliera di Gómez a La Moncloa, la residenza ufficiale del Primo Ministro. Peinado, che in precedenza si era rifiutato di limitare la libertà di movimento della moglie di Sánchez, ha ora compiuto una clamorosa inversione di rotta. Nella sentenza di sabato, non solo sostiene di ravvisare "ragionevoli motivi per sospettare un atto criminale", ma, viste le pene detentive previste dal codice penale per i reati attribuiti a entrambe le donne, ritiene anche che sussista il rischio che tentino di "sfuggire alla giustizia". Il giudice arriva persino ad affermare che gli agenti di polizia che scortano e sorvegliano la sicurezza di Gómez potrebbero aiutarle nella fuga. Il giudice si spinge ancora oltre nella sentenza, sottolineando la situazione della consorte di Sánchez: "Oltre a quanto sopra, e in modo particolarmente significativo, la posizione del marito come attuale premier è temporanea. Questa protezione o scorta da parte delle forze di sicurezza statali verrebbe meno, facilitando ulteriormente un'ipotetica fuga". Con questa argomentazione, viene confutata la posizione presentata dalla difesa che si opponeva al ritiro del passaporto e alle altre misure: l'avvocato difensore Antonio Camacho ha fatto notare che la donna vive a La Moncloa (un complesso residenziale pesantemente sorvegliato) ed è circondata da agenti di polizia che la scortano.

Infatti, dopo che la procura ha richiesto lunedì la limitazione degli spostamenti di Begoña Gómez, il governo ha espresso la propria opposizione. "È una misura incomprensibile", ha affermato Elma Saiz, portavoce dell'Esecutivo. Non era la prima volta che la magistratura chiedeva il sequestro del passaporto di Gómez. Lo aveva già richiesto nel novembre 2024, in occasione del previsto viaggio con il marito al vertice del G20 in Brasile. Tuttavia, all'epoca, Juan Carlos Peinado si era rifiutato di limitare fli spostamenti della donna, ritenendo la richiesta "superflua" e "sproporzionata". Begoña Gómez è stata incriminata per quattro reati: traffico di influenze, corruzione negli affari, appropriazione indebita e malversazione. L'indagine si basa su due ipotesi principali: che la moglie di Sánchez abbia sfruttato la relazione con il leader del Partito socialista spagnolo per favorire la propria carriera; e che si sia affidata al suo consulente per gestire i suoi affari privati. Nonostante le critiche, il giudice ritiene che si sia trattato di un vero e proprio schema di corruzione, di cui non si vedevano dai tempi di Ferdinando VII: "Per quanto si cerchi non si troverà un caso con caratteristiche simili, poiché la condotta che proviene dai palazzi presidenziali, come in questo caso, sembra più tipica dei regimi assolutisti, fortunatamente ormai dimenticati nel nostro Paese", ha scritto nella sentenza emessa lo scorso aprile, quando ha raccomandato di portarla a processo.

Dai blog