Armi da fuoco e granate accompagnate dal grido "Dio è grande". Così il commando jihadista, circa una dozzina di terroristi, ha assaltato l'hotel Radisson Blu di Bamako, in Mali. Dall'Europa all'Africa, da un continente all'altro, il terrore jihadista torna a colpire puntualmente di venerdì, in quella che appare una sfida tra al Qaeda e Isis per la guida della jihad globale e che oggi mette soprattutto la Francia nel mirino. Una settimana dopo gli attentati a Parigi a essere preso di mira è il Radisson Blu nel centro di Bamako, hotel della catena internazionale molto frequentato da diplomatici e uomini d'affari stranieri così come dagli equipaggi di alcune compagnie aeree che fanno scalo nella capitale del Mali. Un commando armato islamista, 13 componenti, ha tenuto in ostaggio per tutta la giornata 170 persone, di cui 130 clienti e un quarantina di dipendenti. A sera, i civili sono stati tutti liberati, ma si contano almeno 27 morti. I terroristi sono stati tutti uccisi. Attacco rivendicato da gruppo al Qaeda L'incursione è stata rivendicata da al-Mourabitoun, gruppo salafita affiliato ad al-Qaeda e composto principalmente da tuareg e arabi del nord del Paese, ma non da solo. In una nota, infatti, il gruppo salafita ha precisato di esserne corresponsabile insieme alla ben più nota al-Qaeda nel Maghreb Islamico, diramazione regionale dell'organizzazione fondata da Osama bin Laden. Nel maggio scorso il gruppo aveva giurato fedeltà ai rivali dello Stato Islamico, una mossa sconfessata poco dopo dallo stesso leader di al-Mourabitoun, l'algerino Mokhtar Belmokhtar. Proprio lui, più volte dato per morto, è stato tra l'altro protagonista nel gennaio 2013 di una grave crisi degli ostaggi, con il sequestro di oltre ottocento persone nell'impianto di estrazione del gas di Amenas, nel deserto dell'Algeria meridionale. "Dietro l'assalto al Radisson c'è lui, senza dubbio" afferma il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian. L'attacco jihadista all'albergo, situato nella zona residenziale della citta, è cominciato intorno alle 7 di mattina. Gli assalitori sono arrivati a bordo di un'auto con targa diplomatica: sparano colpi di arma da fuoco e urlano Allah Akbar, ha raccontato un testimone, lo stesso grido udito una settimana fa nel teatro parigino Bataclan. Fin dalle prime fasi dell'incursione, i terroristi hanno comunque rilasciato coloro che si erano dimostrati in grado di recitare versetti del Corano. Sekouba Bambino Diabate, un cantante guineiano rimasto intrappolato nell'albergo e che è riuscito a liberarsi, ha raccontato di aver sentito i terroristi parlare tra di loro in inglese. Blitz "teste di cuoio" Le forze speciali maliane si mobilitano, al contrattacco partecipano anche unità scelte americane e francesi, queste ultime provenienti dal vicino Burkina Faso, oltre ai caschi blu della Minusma, la Missione delle Nazioni Unite. Drammatiche le immagini dell'hotel circondato da soldati, poliziotti e teste di cuoio, mentre all'esterno risuonano l'eco di spari e di esplosioni. Ai cittadini francesi residenti a Bamako, così come agli americani, viene chiesto di non uscire dalle proprie case. Parigi chiude anche la scuola e il liceo francese nella capitale maliana. Dopo ore di assedio, le forze speciali maliane hanno sferrato prima un blitz, poi un secondo assalto e hanno liberato un'ottantina di ostaggi. Tra questi, oltre ai maliani, ci sono stranieri di almeno 14 nazionalità, Algeria, Germania, Belgio, Canada, Cina, Costa d'Avorio, Francia, India, Marocco, Russia, Senegal, Spagna, Stati Uniti e Turchia. Gli estremisti, asserragliati al settimo piano, continuano a fare fuoco. Nel tardo pomeriggio, la crisi degli ostaggi viene dichiarata finita. Il Mali non è nuovo a questi attacchi, che si sono intensificati negli ultimi mesi. Lo scorso agosto, a Secare, nella zona centrale del Paese, un commando islamista aveva assaltato l'Hotel Byblos, una struttura frequentata dai caschi blu della missione Onu, uccidendo 3 persone. Dopo 24 ore di assedio, il bilancio finale delle vittime contava anche 5 soldati, oltre ai 4 terroristi. "Al Qaeda", spiega a Cbs Ali Soufan, ex super agente del Fbi che lavorò a diverse inchieste sull'organizzazione di Bin Laden, "non ci sta a esere relegata sullo sfondo". Tutta la regione settentrionale del Mali fu occupata da milizie jihadiste, alcune con legami ad al-Qaeda, per gran parte del 2012. Molti gruppi jihadisti furono snidati grazie a un'operazione militare internazionale su iniziativa francese, lanciata nel gennaio 2013 e che è ancora in corso. Ma alcune zone del Paese rimangono ancora fuori dal controllo delle forze maliane straniere. E se fino a qualche tempo fa gli attacchi jihadisti erano rimasti concentrati nel nord, dall'inizio del 2015 si sono estesi al centro e, da giugno, al sud del Paese. Nessun italiano fra gli ostaggi "Non risultano italiani coinvolti nell'attacco in Mali" aveva detto il ministro degli esteri Paolo Genitloni in diretta a #Corrierelive ricordando tuttavia che ci sono nostri connazionali a Bamako e una ventina di militari impegnati nelle diverse missioni. "La situazione - aveva commentato il ministro in quelle ore drammatiche - è molto tesa, d'altra parte è un paese in cui il rischio islamista e terrorista è molto presente".
Mali, assalto jihadista nell'hotel di Bamako: 27 morti
Attacco al Radisson Blu. Fonti Onu: "Uccisi i 13 terroristi". Ostaggi liberati, c'era anche equipaggio Air France. Testimoni: "Rilasciavano solo chi sapeva il Corano". La strage rivendicata dal gruppo legato ad al Qaeda
