Esteri

Giallo su Salah. Nove arresti in Belgio

Dubbi sulla morte del fuggitivo. Perquisita la casa della madre della kamikaze In Turchia sventato un attentato dell’Isis durante il vertice del G20 di Antalya

C’è chi dice che Salah Abdeslam, il terrorista fuggitivo, stia stato visto alla guida di un furgone bianco. C’è chi sostiene, invece, che era a bordo di un Suv Citroen. E c’è pure chi dice sia morto. Di certo qualcuno che gli assomigliava molto ha dormito due giorni fa in un albergo di Chinay, un paesino belga non lontano dal confine francese. Ed è qui che ieri si sono concentrate le indagini. La polizia ha perquisito ad Aunay-sous-Bois, vicino Charleville, la casa della mamma di Hasna Aitboulachen, la cugina-kamikaze di Abdelhamid Abaaoud. La ragazza che, nell’assalto al covo di Saint Denis, si è fatta esplodere indossando un gilet-bomba uguale a quello utilizzato da Sami Armimour, Ismael Mostefai, Ibraim Abdeslam e Bilal Hafdi, i quattro attentatori-suicidi di Parigi finora identificati. «Mia figlia è diventata una musulmana radicale sei mesi fa e ha indossato il niqab, prima non ha mai aperto il Corano», ha raccontato la donna. «Gli hanno fatto il lavaggio del cervello», ha urlato il fratello. Durante il blitz dei gendarmi è stata udita una forte esplosione. Un francese convertitosi di recente all’Islam è stato fermato ma non ne è stata resa nota l’identità.     NUOVE PERQUISIZIONI Sulle orme di Salah e dei complici degli attentatori, la polizia belga ha arrestato altre nove persone a Bruxelles. Elementi raccolti durante le indagini sugli attentati del 13 novembre a Parigi hanno condotto gli investigatori nei quartieri di Jette, Uccle e (ancora una volta) a Molenbeek. Secondo quanto hanno reso noto dalla procura tre operazioni, durante le quali sono state arrestate due persone, sono in effetti direttamente collegate alla strage di venerdì scorso nella capitale francese. Gli altri sei hanno avuto come obiettivo persone vicine a Bialf Hadfi, il ventenne francese residente in Belgio che si è fatto esplodere venerdì fuori dallo Stade de France e che, all’inizio dell’anno, ha effettuato un viaggio in Siria. Ascoltata anche la madre del terrorista, Fatima: «Negli ultimi tempi sembrava molto inquieto. Sapevo che da un giorno all’altro sarebbe potuto esplodere ma non certo in questo modo». «Quando l’ho visto sparire - ha spiegato la donna - avevo paura di ricevere un sms, quello con cui l’Isis annuncia la morte dei kamikaze». Bilal è partito per Siria il 15 febbraio scorso, senza dire nulla alla famiglia. Un mese dopo che la polizia aveva smantellato la cellula jihadista di Verviers. Il 3 novembre Fatima Hadfi è stata interrogata per accertare se sapesse dove fosse il figlio. «Io ero all’oscuro e tremavo», ha sottolineato. «Un mese prima di partire ha smesso di fumare, pregava spesso e ha cambiato atteggiamento». L’unica volta che il fratello è riuscito a rintraccialo al telefono Bilal ha risposto: «È una mia scelta, non ho paura». Il 13 novembre è stato fermato all’ingresso dello Stade de France perché, pare, non avesse il biglietto per assistere alla partita di calcio Francia-Germania. Pensando di essere scoperto, ha azionato il gilet-bomba che lo ha ucciso. Gilet che gli inquirenti sospettano sia stato realizzato, come gli altri della strage di Parigi, proprio a Moleenbek, il quartiere arabo di Bruxelles. Dove sono stati arrestati Mohamed Amri e Hamza Attou, ritenuti fiancheggiatori dell’organizzazione criminale. L’impiego di kamikaze negli Stati Uniti e in Europa e la realizzazione di attentati eclatanti era stato inserito dai servizi segreti americani in un rapporto stilato il 13 maggio scorso. Relazione in cui si parla della cellula jihadista di Verviers e della pericolosità di Abdelhamid Abaaoud, la presunta mente degli attentati di Parigi morto due giorni fa a Saint Denis durante l’assalto della polizia al covo dove si nascondeva. Il rapporto della Homeland Security statunitense spiega come Abaaoud possa «aver condotto diverse operazioni in Europa da Atene, in Grecia, con i membri dell’organizzazione situati in diversi paesi occidentali». Il fulcro di questa rete è stato localizzato in Belgio. Gli 007 francesi sarebbero stati informati di un imminente pericolo. Ma senza sapere dove, quando né come i jihadisti avrebbero colpito, la minaccia sembrava troppo difficile da contenere.     TURCHIA MINACCIATA Nel mirino c’era anche la Turchia. Un attentato avrebbe dovuto essere realizzato al summit del G20 di Antalya, a cui hanno partecipato i presidenti Usa, Barack Obama, e russo, Vladimir Putin, domenica e lunedì scorsi. «L’intelligence lo ha sventato», riporta il giornale turco « Hurriyet». A dare l'allarme sarebbe stata la Procura della Repubblica di Ankara dopo aver raccolto informazioni trovate su un computer sequestrato durante un blitz contro una cellula dell’Isis nella provincia di Gaziantep.

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