«Non olet»: non ha odore, diceva l’imperatore Vespasiano del denaro e dopo due millenni la massima è ancora valida. Nell’ultimo decennio tutti i Paesi del G8, con l’unica eccezione del Giappone, hanno fatto affari fornendo armi al mondo islamico. E l’Italia e la Francia non fanno eccezione. La cifra totalizzata nel decennio 2004-2014, vendendo ogni tipo di armamento, è di 66.969 milioni di euro. In questo bazar dove si commercia di tutto, da pistole e fucili a carri armati ed elicotteri, l’Italia è ben piazzata, con un fatturato, nel periodo preso in esame, di oltre due miliardi e mezzo di euro. In testa alla classifica gli Stati Uniti con un giro d’affari di 32.745 milioni di euro e la Russia con 12.978 milioni. Al terzo posto si colloca proprio la Francia che è riuscita a piazzare un volume di armi nei paesi islamici tale da ottenere una contropartita sul venduto pari 9.480 milioni di euro. A seguire le imprese tedesche che hanno fornito mezzi bellici all’Islam per 4.388 milioni di euro, il Regno Unito con 4.294 milioni di euro, l’Italia con 2.548 milioni e, infine, il Canada con 536 milioni. Tutto documentato nel rapporto: «Il Mercato delle armi nei paesi islamici», realizzato dall’istituto Demoskopika che ha elaborato, per il decennio 2004-2014, i dati dello Stockholm International Peace Research Institute, considerata una delle fonti più attendibili sulle spese militari. Dal 2004 al 2014, le aziende italiane hanno fornito armi per 2.548 milioni di euro ai 26 paesi dove è più forte l’incidenza del terrorismo con un incremento del 387,5% rispetto all’anno base di riferimento: si passa dai 75 milioni di euro esportati nel 2004 ai 364 milioni del 2014. L’anno più remunerativo è stato il 2013 con 547 milioni. Ogni 100 euro incassati dalle imprese italiane degli armamenti, circa 40 provengono da paesi islamici. Tra le 26 aree individuate dall’Istituto Demoskopika ben 11 figurano tra i primi 25 Paesi in cui è più forte l’impatto del terrorismo secondo il Global Terrorism Index 2014 dell’Institute for Economics and Peace dell’Università del Maryland. Tra i paesi acquirenti: Turchia, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Malesia, Afghanistan e Qatar. Tra le forniture belliche dell’intero mercato di esportazione italiano: gli acquisti di aerei ed elicotteri con 2.277 milioni, navi e armi navali, 2.088 milioni di euro. Seguono i sensori militari (889 milioni), i missili (609 milioni di euro), i mezzi blindati (515 milioni di euro), l’artiglieria e altre categorie con 219 milioni.
Ma guadagnamo vendendo armi ai paesi islamici
L'Italia negli ultimi dieci anni ha incassato due miliardi e mezzo. Affari d'oro per Stati Uniti, Russia e Francia
