Esteri

Luttwak: "Putin aiuta la Francia ma poi gli presenterà il conto"

"L’Italia ha meno da temere da attacchi terroristici Ha un’intelligence dalla quale Parigi può solo imparare"

«Lasciarli in pace. Non andarci, non aiutarli, non dialogare, non bombardare, non invadere, non penetrare, non sovvertire, lasciarli a cucinarsi tra di loro». La lista dei compiti è di Edward Luttwak, politologo ed esperto di strategia militare. Con questa ricetta, a suo avviso, è possibile farla finita con lo Stato islamico.     Professore, andiamo con ordine. Come sta reagendo la Francia contro i terroristi? «In modo prevedibile. Vediamo se cambieranno il loro metodo di sicurezza adesso: è da anni che non funziona e continuano a mantenerlo. Trattano il terrorismo come se fosse un altro tipo di crimine, aspettano il fatto e poi reagiscono. Quando hanno dei sospettati, accumulano dei dossier, li intercettano, li raccontano come se il loro lavoro sia compilare biografie. Non hanno capito che davanti al terrorismo o si agisce preventivamente o non si fa niente e si può solo pulire il sangue per terra».     Come si fa con i lupi solitari? «Agire preventivamente non significa prevedere l’atto di terrorismo, cosa impossibile. Significa invece ridurre il numero dei sospetti dalle migliaia, che nessuno può monitorare, a un piccolo numero che è possibile così seguire 24 ore su 24 e che ti porta a scoperchiare la regia. Questa riduzione si deve fare con i fermi, gli arresti, le espulsioni: procedere contro di loro magari perché non hanno pagato una bolletta del gas. Come si fa in Italia».     Veniamo agli scenari. Come giudica l’inedito asse anti-Is Hollande-Putin? «È una collaborazione di emotività. Lo Stato islamico non è il nemico primario dei russi. Il loro nemico sono i movimenti che attaccano Assad, movimenti appoggiati dalla Turchia. Abbiamo adesso la situazione paradossale con i russi che sorvolano la Turchia per bombardare gli alleati dei turchi, mentre gli americani utilizzano le basi in Turchia per appoggiare i curdi e nella stessa base decollano gli aeroplani turchi per bombardare i curdi. Questa è la situazione».     Sta dicendo che è una sorta di «grande dissimulazione» questa guerra? «Se si lascia l’emotività da parte si può vedere che la vera cosa intelligente da fare è non fare niente. Ossia lasciare lo Stato islamico a combattere con i suoi nemici che sono gli sciiti e l’Iran. Se li si lascia in pace rimangono lì. Se non lo si attacca continuerebbe a perseguitare il suo nemico che non è l’Occidente ma l’Iran.     Perché allora la Francia è sotto attacco? «Perché i francesi hanno attaccato in Mesopotamia. E poi sono irrazionali. Devono smetterla di fare queste cretinate poliziesche, bombardare il Medioriente a casaccio, e dotarsi, invece, di un vero sistema di sicurezza. L’Italia non è così distante: possono tranquillamente venire a Roma, sedersi in classe e imparare».     Tutta colpa del sistema di sicurezza dei francesi? «I musulmani attaccano in India, in Nigeria, nelle Filippine. Il problema si chiama Islam, una religione di guerra. Una religione militante che porta alla jihad, ovunque».     Che opinione si è fatto dei fischi sentiti allo stadio in Turchia? «Il governo turco è un governo islamista. Eletto da un popolo islamista. In Turchia ci sono un 30-40% di turchi moderati assediati dalla massa islamica. Il governo di Erdogan è un governo democratico che riflette questa maggioranza antioccidentale e oscurantista. È questa la gente che ha fischiato allo stadio».     Dobbiamo temere per il Giubileo? «No. È vero che la politica del governo italiano, ossia violare le leggi dell’Italia e dell’Europa e gli accordi di Schengen sta affogando l’Italia di gente che arriva, però il sistema di sicurezza fino ad ora ha retto. Se non fanno entrare altre centinaia di migliaia di persone dovrebbe reggere…»     Come si batte l’Is? «Lasciandoli in pace. Lasciare che se la vedano tra di loro perché hanno una religione che li incita alla violenza. Con questo metodo i bizantini hanno resistito per secoli all’attacco islamico».

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