Sul proprio mensile online "Dabiq" lo Stato Islamico pubblica una fotografia della bomba "rudimentale" che ha causato l'esplosione dell'Airbus-321 russo precipitato nel deserto del Sinai il 31 ottobre scorso con 224 persone, confermando la matrice terroristica del disastro. Compaiono una lattina marca "Schweppes Gold" insieme a un detonatore e all'innesco su sfondo blu. In un'altra immagine si vedono passaporti presumibilmente emessi in Russia e appartenenti ad alcune delle vittime dello schianto, che sarebbero stati "ottenuti dai mujaheddin" del gruppo. L'ordigno, si precisa, venne portato sull'aereo approfittando delle falle nel dispositivo di sicurezza dell'aeroporto egiziano di partenza, a Sharm el-Sheikh. In origine, afferma ancora l'Isis, l'intenzione era di colpire un aereo occidentale. Si cambiò obiettivo dopo che Mosca intraprese la campagna di bombardamenti in Siria. Proprio ieri, i servizi russi avevano ammesso che il disastro del volo Metrojet è stato causato da un attentato e il presidente Putin aveva esortato a trovare i responsabili di questo atto terroristico: "Li cercheremo in ogni posto del pianeta e li puniremo", aveva dichiarato. In una precedente rivendicazione, gli jihadisti affermavano che avrebbero scelto in piena autonomia quando e come divulgare i dettagli dell'attentato. "Chiediamo ad Allah di sostenere i mujahidin dello Stato islamico contro gli agenti dei leader dell'idolatria e i crociati fino a quando la bandiera del Califfato non sarà issata su Istanbul e sulla Città del Vaticano". E' quanto si legge sul magazine dell'Isis. Il cooperante italiano Sul numero 12 della rivista anche la foto del cooperante italiano, Cesare Tavella, ucciso a Dacca in Bangladesh lo scorso 28 settembre. L'uccisone del 50enne italiano, che era in Bangladesh per un'organizzazione non governativa olandese e ucciso mentre faceva jogging nel quartiere residenziale di Gulshan, era stata rivendicata dall'Is lo stesso giorno dell'attentato. "Cesare Tavella il crociato italiano ucciso dai soldati del Califfato in Bangladesh", recita la didascalia che accompagna l'immagine, pubblicata a corredo di un articolo che parla della rinascita del jihad nel Bengala. All'interno del pezzo vi è un riferimento all'uccisione del nostro connazionale: "Una cellula di sicurezza appartenente ai soldati del Califfato nel Bengala ha assassinato un crociato italiano in una strada di Gulshan nella città di Dacca. Questo atto nobile ha sconvolto i tiranni del Paese e anche i crociati che vivono lì, avendo avuto luogo in una zona cosidetta diplomatica della capitale che dovrebbe essere la più sicura area residenziale del Paese", si legge. Gli ostaggi Sempre sul nuovo numero di Dabiq, lo Stato Islamico annuncia l'avvenuta esecuzione di due ostaggi di nazionalità norvegese e cinese, il 48enne Ole Johan Grimsgaard-Ofstad di Oslo e il 50enne consulente Fan Jinghui di Pechino, per i quali aveva chiesto il pagamento di un riscatto. "Uccisi dopo essere stati abbandonati dalle nazioni e organizzazioni infedeli" recita la didascalia. Nelle immagini, i due sembrano essere stati giustiziati con colpi d'arma da fuoco. Da Pechino al momento nessuna reazione all'annuncio, mentre il portavoce del ministero degli Esteri norvegese, Rune Bjastad, ha detto di "non avere ancora conferme".
L'Isis sfida Mosca: "Ecco come abbiamo abbattuto l'aereo russo"
Sulla propria rivista il Califfato rivendica anche la morte del cooperante italiano, Cesare Tavella e di due ostaggi LEGGI ANCHE Putin va in guerra con Hollande
