Arrestato l’artificiere degli attentati di Parigi. Mohamed Amri, 27 anni, belga, è stato catturato nell’appartamento di Molenbeek, il quartiere arabo di Bruxelles dove vive. In casa è stato trovato nitrato e sostanze utili a confezionare esplosivi. È accusato di aver confezionato i gilet-bomba per i sette kamikaze che il 13 novembre scorso si sono fatti esplodere a Parigi. Amri, fermato e interrogato sabato scorso, ha confessato di essere andato a prendere Salah Abdeslam a Parigi venerdì notte ma non sapeva cosa fosse successo nella capitale francese. Nel viaggio di ritorno, Amri, in auto con Salah e un altro amico, è stato fermato più volte per controlli ma le dell’ordine lo hanno lasciato proseguire. Salah Abdeslam è l’uomo più ricercato d’Europa. L’ottavo jihadista del commando che ucciso venerdì sera a Parigi 129 persone e ne ha ferite 152 è fuggito a bordo di una Wolkswagen Polo grigia. La macchina è passata due volte alla frontiera di Cambrai. La strana manovra ha attirato l’attenzione degli agenti. salah è però incensurato e così gli altri. Hanno mostrato i passaporti e sono stati lasciati andare. Il fratello Mohamed abdeslam è stato fermato dalla polizia belga e poi rilasciato. «Ha un alibi di ferro, non poteva essere in Francia venerdì», ha spiegato l’avvocato Nathalie Gallant, che da anni difende sospetti terroristi. «Sono solo un impiegato comunale, non ho mai avuto problemi con giustizia, la nostra famiglia è sconvolta», ha dichiarato lui all’uscita dal tribunale. Dopo che la polizia ieri è tornata a Molenbeek, il quartiere di Bruxelles dove i due fratelli, belgi di nascita ma con nazionalità francese, vivono. E dove viveva pure Ibrahim Abdeslam, che si è fatto saltare di fronte al Comptoir café in Boulevard Voltaire, a due passi dal Teatro Bataclan. Ad accompagnarlo lì gli investigatori ritengono sia stato proprio Salah, a bordo della Seat nera poi ritrovata a Montreuil zeppa di armi. Salah, per cause ancora non accertate, non avrebbe fatto esplodere il gilet come gli altri e, dopo il ritorno in Belgio, dove è stata intercettata una telefonata ad alcuni conoscenti, si è di nuovo allontanato. Con nuovi complici. Uno di questi potrebbe essersi rifugiato in Italia, come scive il quotidiano «Le Parisien». Salah è amico d’infanzia di Abdelhhamid Abaaoud, il ragazzone con la barba incolta che si è fatto fotografare a bordo di un pick up in Siria mentre trascinava quattro cadaveri sanguinanti. Potrebbe essere proprio lui, secondo gli inquirenti, la «mente» degli attentati di Parigi. Un filo riosso li collega alla cellula jihadista smantellata il 15 gennaio scorso a Verviers, dove sono stati arrestati diversi compagni di Abaaoud. A Molenbeek la polizia è giunta dopo aver ritrovato in una delle auto utilizzate a Parigi dal commando il ticket di un parcheggio pubblico di Molebeek. Salah ha lavorato dal 2009 al 2011 alla società di trasporti pubblica Stib che lo ha impiegato come tecnico nel deposito di tram di Ixelles. Poi è rimasto disoccupato. «È un bravo ragazzo», raccontano gli ex colleghi. «Non crediamo possa essere rimasto coinvolto in azioni terroristiche. Non è, e non si comporta, come un islamista radicale e neppure ha l’ossessione della religione». Due delle persone detenute dalla polizia a Bruxelles in relazione agli attentati di Parigi sono state ufficialmente incriminate per «terrorismo» e arrestate con l’accusa di aver avuto un ruolo negli attacchi di venerdì sera. Le altre cinque fermate sabato sono state invece rilasciate. Bruxelles, base dei jihadisti, vive con il cuore in gola. Tanto che il rinvenimento di una valigia in Rue Joseph II, a due passi dalla sede della Commissione dell’Unione europea ha fatto scattare un allerta bomba, rivelatosi poi falso, che ha bloccato la città per diverse ore.
Preso l’artificiere della strage È caccia all’ottavo uomo
Tornati insieme in Belgio e passati indenni ai posti di blocco Salah Abdeslam si cerca in tutta Europa assieme ai complici IDENTIKIT Gli attentatori: giovani, europei e kamikaze
