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Molenbeek, fortino terrorista nel cuore d’Europa

Tutte le strade portano a Molenbeek. Nel quartiere arabo di Bruxelles, fortino jihadista nel cuore d’Europa, vive Salah Abdeslam. A lui sta dando la caccia la polizia di mezzo mondo perché era...

Tutte le strade portano a Molenbeek. Nel quartiere arabo di Bruxelles, fortino jihadista nel cuore d’Europa, vive Salah Abdeslam. A lui sta dando la caccia la polizia di mezzo mondo perché era presente a Parigi il 13 novembre scorso durante gli attentati. A Molenbeek il fratello Ibrahim Abdeslam, uno dei kamikaze morti a Parigi, gestiva il bar «Le Beguines», croce del vicinato perché frequentato da spacciatori e teppisti. Dodici giorni fa il locale è stato chiuso per traffico di stupefacenti. Amico d’infazia di Salah è Abdelhamid Abaaoud, 27 anni, il ragazzone barbuto che qualche mese fa si era fatto ritrarre sorridente a bordo di un pick up mentre trascinava quattro cadaveri insanguinati. Per far vedere che lui è un «duro». È ritenuto la «mente» che avrebbe pianificato gli attentati sventati in Belgio il 14 gennaio scorso. Secondo gli investigatori la cellula jihadista stava per mettere a segno attentati nei commissariati a Charleroi, al Palazzo di Giustizia di Verviers e stava per sequestrare un magistrato. Abaaoud è di origini marocchine ma l’infanzia l’ha trascorsa a Molenbeek, dove un terzo dei residenti è composto da immigrati, le insegne dei negozi sono in arabo e le donne portano il velo. Ora si fa chiamare Abu Omar Soussi. Ha combattuto per l’Isis in Siria. Poi è stato avvistato in Turchia e Grecia. C’è chi ritiene sia il regista dei nuovi attentati di Parigi. Da Molenbeek è arrivato pure Mehdi Nemmouche, franco-algerino, accusato della strage del 24 maggio 2014 al Museo Ebraico di Bruxelles. E sempre a Molenbeek aveva abitato per qualche tempo Ayoub El Khazzani, il marocchino bloccato il 21 agosto sul treno ad alta velocità Thalys 9634 in viaggio da Amsterdam a Parigi. Al termine delle ordinatissime strade dove vive la borghesia di Bruxelles c’è il quartiere arabo, sei chilometri quadrati e 22 moschee dove non è sempre l’Islam della tradizione ad essere predicato. Qui hanno soggiornato gli assassini di Ahmed Shaha Massoud, il politico afghano che combatteva i Talebani, ucciso il 9 settembre 2001, due giorni prima dell’attentato alle Torri gemelle.

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