Ancora Molenbeek. Portano ancora al centro a pochi chilometri dalla sede di Bruxelles dell’Unione Europea le indagini su un attentato di matrice islamista. Per la quarta volta in 18 mesi, tra stragi riuscite o sventate. Le forze dell'ordine hanno ricostruito infatti diverse volte il passaggio in questa zona di adepti dell'estremismo radicale coinvolti in complotti. Tra questi il francese Mehdi Nemmouche, rientrato dalla Siria prima di attaccare il museo ebraico a Bruxelles dove nel maggio 2014 rimasero uccise 4 persone o anche quello che è stato indicato come il cervello - ancora a piede libero - del complotto di Verviers, dove nel gennaio 2015 due jihadisti sono rimasti uccisi in un'operazione antiterrorismo nel quadro di un'inchiesta su una cellula operativa che pianificava attentati contro i servizi di polizia. Legami con Molenbeek sono stati accertati anche per il marocchino Ayoub el-Khazzani, disarmato appena in tempo sul TGV Amsterdam-Paris, nell’agosto scorso. E infine cinque persone sono state arrestate a Molenbeek in seguito alle perquisizioni effettuate in relazione agli attentati di Parigi, come confermato da Schepmans, sindaco del comune, uno dei 19 che costituisce l'agglomerato di Bruxelles. «La mia vera sorpresa è quando non c'è una rete belga dietro un attentato e quando la pista non porta a Molenbeek - commenta per Le Figaro Claude Moniquet, esperto di antiterrorismo - Troppo a lungo si è lasciato terreno libero agli estremisti radicali». Anche il ministro degli Esteri, Reynders, ha riconosciuto l'esistenza di «cellule in sonno. Non è la prima volta che si va a finire sugli stessi quartieri - ha detto - questa volta bisogna andare fino in fondo».
È il Belgio il cuore della rete terroristica
Ancora Molenbeek. Portano ancora al centro a pochi chilometri dalla sede di Bruxelles dell’Unione Europea le indagini su un attentato di matrice islamista. Per la quarta volta in 18 mesi, tra stragi...