Esteri

Precipita aereo russo in Sudan: decine di morti

Alla vigilia del giorno in cui in Russia si svolgeranno i primi funerali delle vittime del Sinai, ieri in Sudan un cargo di fabbricazione sovietica è precipitato poco dopo il decollo dall'aeroporto...

Alla vigilia del giorno in cui in Russia si svolgeranno i primi funerali delle vittime del Sinai, ieri in Sudan un cargo di fabbricazione sovietica è precipitato poco dopo il decollo dall'aeroporto sudanese di Juba. Dopo lo schianto, le cui cause non sono ancora chiare, sono stati decine i morti. Trentasei i corpi ritrovati in serata, mentre tra i pochissimi sopravvissuti c'è anche un bambino. Secondo i media locali, infatti, sul velivolo An-12 fabbricato dalla sovietica Antonov, ci sarebbero state 50 persone in tutto dirette nella zona petrolifera di Paloich. Ancora un aereo precipitato, dunque, e ancora una tragedia che riguarda la Russia. Nonostante le autorità locali escludano l'ipotesi di un attentato terroristico, favorendo anche questa volta la pista dell'errore umano o di quello tecnico, Putin si sente nel mirino degli integralisti islamici. Ieri, con un nuovo messaggio audio e un video, gli jihadisti sono tornati a rivendicare quando accaduto nei cieli del Sinai all'Airbus 321. L'Isis non demorde e, nonostante i tentativi delle autorità egiziane e russe di allontanare l'ipotesi dell'attacco terroristico che ha causato la morte di 224 persone, continua ad inondare la Rete con comunicati in cui la «Provincia del Sinai», la cellula egiziana che ha aderito allo Stato islamico, afferma di aver abbattuto l'Airbus 321. Nell'audio diffuso in rete, un jihadista (o presunto tale) sottolinea: «Noi non siamo obbligati a svelare il meccanismo usato per abbattere l'aereo», a differenza del documento trovato da Il Tempo in cui in otto punti i terroristi fornivano indicazioni tecniche sull'attentato. In ogni caso, l'uomo che parla promette di «svelarlo nei tempi e nei modi che riteniamo opportuno». Poi, entrando nel merito di quello che potrebbero svelare le scatole nere recuperate dagli investigatori, aggiunge: «Voi adesso controllate le scatole nere, visionate il relitto, e confermate che non è stato abbattuto, se ci riuscite». Le indagini vanno avanti e ieri fonti locali hanno riferito che l'ipotesi più probabile che ha portato allo schianto dell'Airbus partito da Sharm el-Sheik, è un’esplosione a bordo dell'aereo. Non è ancora chiaro, però, se l'esplosione possa essere stata causata dal carburante o da una bomba. E l'ipotesi di un congegno esplosivo a bordo sarebbe alla base della decisione della Gran Bretagna che, sempre ieri, ha sospeso la partenza dei voli da Sharm el-Sheikh e diretti negli aeroporti britannici. Secondo Downing Street, la decisione è stata presa in seguito a «maggiori informazioni venute alla luce» circa il disastro dell'Airbus russo. La preoccupazione, ha spiegato un portavoce, è che il velivolo sia caduto a causa di «un ordigno esplosivo». Sempre ieri il quotidiano giordano «al-Rai al-Youm» ha riportato la notizia già pubblicata da Il Tempo secondo cui l'Airbus russo potrebbe essere stato colpito da un missile apparente all'arsenale di Gheddafi in Libia, finito in mano agli jihadisti. Il quotidiano giordano, inoltre, sostiene di aver ottenuto le notizia da «fonti informate» che confermano quanto scritto dal nostro giornale in merito al monitoraggio, da parte dei miliziani dell'Isis nella penisola del Sinai, degli orari di partenza delle compagne aeree russe dagli aeroporti egiziani.

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